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il processo mandanti 

Strage, l’indizio della radiotrasmittente sequestrata nell’auto di Bellini-Da Silva

Evaristo Sparvieri
Strage, l’indizio della radiotrasmittente sequestrata nell’auto di Bellini-Da Silva

Dieci giorni prima dell’attentato fu fermato in Svizzera con un dispositivo simile a quello dell’estremista nero Picciafuoco

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Evaristo Sparvieri

REGGIO EMILIA. È il 22 luglio 1980, dieci giorni prima della strage. E la Primula Nera ed ex Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini, latitante con il falso nome brasiliano di Roberto Da Silva, viene fermato dalla polizia a Zurigo a bordo di un’auto noleggiata mentre, senza autorizzazione, utilizzava un apparecchio radiotelefonico marca Sommerkamp Ts 5680 da 5 watt. È un dettaglio emerso nell’ultima udienza del processo mandanti, che riprenderà oggi, dove Bellini è imputato per concorso in strage. E dove mercoledì la Primula Nera è tornato a ribadire la sua estraneità nell’attentato, con una dichiarazione spontanea durata circa mezz’ora, interrotta dal presidente della Corte d’Assise, Francesco Maria Caruso, che ha stoppato il lungo monologo sugli anni della latitanza, mettendone in dubbio l’autenticità: «Lei può raccontare quello che vuole e nessuno può verificarlo», le parole del presidente della Corte.

gli spostamenti

Il dettaglio dell’apparecchio radiotelefonico emerge durante la deposizione dell’ex capo della Digos, Raffaele Ponzetta, che indagò su Bellini fra il 1981 e il 1983. E che in aula, oltre a ricordare i forti sospetti sulle importanti coperture di cui godeva la Primula Nera negli anni della latitanza, ha ripercorso gli esordi della carriera criminale di Bellini, ricostruendo gli spostamenti all’estero e annoverando quattro conti correnti intestati a Da Silva, fra i quali uno svizzero. È durante la deposizione di Ponzetta che la Procura Generale di Bologna sottolinea il possesso di Bellini-Da Silva dell’apparecchio Sommerkamp. Un dettaglio inserito in aula preludendo a un contesto più ampio, indicando velocemente uno stesso apparecchio in uso anche all’irriducibile di Terza Posizione, Sergio Picciafuoco, di certo presente in stazione il 2 agosto 1980, condannato in primo grado per la strage ma poi assolto in Cassazione nel ’97. E con rapporti documentati di una lunga frequentazione con Bellini, che agli agenti elvetici quel 22 luglio 1980 raccontò di aver acquistato il radiotrasmettitore poco prima per regalarlo a un bimbo di 9 anni.

IL CASO

L’apparecchio – considerato un potente dispositivo professionale – fu sequestrato. Solo un paio di mesi prima, il 10 maggio 1980, Picciafuoco era stato invece fermato a Merato con un Sommerkamp Ts 610, mostrando una patente intestata a un tal Vailati, la stessa falsa identità che aveva usato il 2 agosto, fornita ai sanitari dopo l’esplosione della bomba. Due dispositivi della stessa marca, che in linea teorica avrebbero garantito il massimo della compatibilità in fase di trasmissione. Di qui la sottolineatura degli inquirenti in aula, anche alla luce del fatto che il nome di Picciafuoco compare nell’agenda sequestrata nel settembre 1983 all’ex Nar Gilberto Cavallini, condannato per la strage nel gennaio 2020 in primo grado all’ergastolo. Nell’agenda, ci sono nomi di estremisti neri da aiutare. E compare anche il nome Bellini Giorgio, con l’annotazione “10/81 R.E. Tent. om.”.

Per gli inquirenti, un riferimento sulla Primula nera trascritto con un errore sul nome (o con un alias di militanza in onore al neofascista Franco “Giorgio” Freda) ma non sulla dicitura “10/81 R.E. Tent. om.”: il 2 ottobre 1981 diventa infatti a Reggio irrevocabile la sentenza a carico di Bellini per il tentato omicidio a Reggio di Paolo Relucenti, spasimante della sorella, avvenuto il 22 settembre del 1976.

INDAGINI

I rapporti fra la Primula Nera e Picciafuoco, d’altronde, sono proprio uno degli elementi su cui la Procura Generale ha ottenuto dal gip la revoca della sentenza di archiviazione con cui nel 1992 Bellini uscì di scena dalle indagini e dai successivi processi per la strage del 2 agosto. Rapporti sui quali anche i legali di parte civile in fase di indagine hanno accesso i riflettori, basati su episodi emersi anche nel processo Stato-Mafia, dove la Primula Nera è stato sentito come teste sulla cosiddetta seconda trattativa delle opere d’arte.

LE INFORMATIVE

In una informativa della Dia del 7 giugno 1996 è presente una «scheda biografico-criminale di Bellini», in cui si legge che la Primula Nera risultava «indagato per la “strage di Bologna” e poi prosciolto, per rapporti con Picciafuoco Sergio e con Delle Chiaie Stefano». Di quest’ultimo, leader di Avanguardia Nazionale morto il 9 settembre 2019, Bellini ha sempre negato una conoscenza diretta.

L’AUTO BRUCIATA

Sui rapporti con Picciafuoco parlano anche Diego Di Gregorio e Mario Serafini, il primo luogo tenente della Finanza in servizio alla Dia dal 1990 al 1997, il secondo generale in pensione. «Allora, c’è un episodio in data 10/10/90 che riguarda Paolo Bellini, estremista di destra già appartenente ad Avanguardia Nazionale – spiega il generale, specificando che il suo è un racconto a memoria – Bellini la notte tra il 10 e l’11/10/90 ha subìto il furto dell’auto di proprietà della moglie. L’autovettura veniva poi rinvenuta completamente distrutta da un incendio. L’11/10/90, in tarda mattinata, giungeva a Reggio Emilia l’estremista Sergio Picciafuoco, che il mattino successivo veniva notato salire a bordo di una autovettura Fiat ... Questa vettura su cui si trovava Sergio Picciafuoco era intestata alla sorella del Paolo Bellini. Alla guida di questa autovettura c’era un uomo. Veniva poi appurato che Picciafuoco aveva trascorso tutta la mattinata nel 12/10/90 con il Bellini».

Per il generale, «non risulta che indagini condotte in proposito abbiano portato a chiarire esaurientemente l’episodio, né ad individuare il nesso che date le circostanze, le coincidenze temporali sono decisamente singolari, potrebbe esservi stato tra il furto dell’autovettura rinvenuta completamente distrutta e l’incontro tra Bellini e Picciafuoco».

LA PISTOLA

Fra i due, nel ’90, è noto anche un tentativo di scambio di armi, quando durante il soggiorno a Reggio, Picciafuoco chiede telefonicamente un incontro a Bellini per avere una pistola.

Bellini tuttavia non si presenta, temendo che la registrazione in albergo possano causargli guai, conoscendo bene cosa comporta una registrazione in hotel, dal momento che la sua famiglia gestiva l’albergo alla Mucciatella.

Picciafuoco è stato già sentito nel processo all’ex Nar, Gilberto Cavallini, ribadendo che la sua presenza a Bologna era del tutto casuale. Ma la Procura Generale vuole tornare a vederci chiaro, annunciando che tornerà ad approfondire in aula anche il dettaglio sulla Sommerkamp, uno dei tanti episodi oscuri della carriera criminale della Primula Nera di cui l’imputazione per concorso in strage è per ora solo l’ultimo colpo di scena.

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