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Mancano medici e infermieri 

«A corto di personale per le attività ordinarie»

R.F.
«A corto di personale per le attività ordinarie»

L’Ausl: «Non siamo ancora in condizione di potere operare in normalità»

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REGGIO EMILIA. Si è già cominciato a pensare anche al dopo Covid e, grazie alla percentuale di vaccinati nella nostra provincia, ad un ritorno alla normalità per quanto riguarda la cura delle altre patologie. Ma sono i medici e gli infermieri a mancare. Tanti i ricoveri in ospedale, quanto gli interventi chirurgici e le viste specialistiche che hanno subito pesanti ritardi, soprattutto nella fase del lockdown, ma anche nei mesi successivi.

La normalità è ancora lontana. E a creare preoccupazione è soprattutto la forte carenza di medici e infermieri, difficili da reperire, in quanto tutte le aziende sanitarie stanno precedendo ad assunzioni a tappe forzate.

«Non siamo ancora a pieno regime, ma pensiamo di poter riprendere ad operare in situazione di quasi normalità entro la fine di questo mese», hanno affermato il direttore generale, Cristina Marchesi, e il direttore dei Presidi ospedalieri, Giorgio Mazzi aggiungendo che «di fatto tutti i nostri medici hanno ripreso l’attività e sono rientrati dalle ferie e sta per concludersi anche il periodo di ferie degli infermieri e delle altre figure. Ragion per cui pian piano stiamo tornando ad essere più produttivi».

Un problema, quello delle prestazioni erogate, che non riguarda solo gli accessi e i ricoveri ospedalieri, ma soprattutto la parte ambulatoriale e specialistica. «Ancora oggi una parte di medici e infermieri è impegnata nell’attività quotidiana di vaccinazione, ma il problema si pone in particolare per la disponibilità di medici in alcune discipline e per gli infermieri», ha confermato Cristina Marchesi. E non parliamo solo di anestesisti, la cui carenza a Reggio è ormai cronica, ma anche di cardiologi e di altri specialisti. La ragione, è stato detto, è legata al fatto «che a seguito delle misure emergenziali legata alla pandemia tutte le regioni, comprese quello che prima non potevano farlo per vincoli di bilancio, hanno ripreso ad assumere determinando una scarsa offerta rispetto alla domanda». Un altro fattore che crea difficoltà nel tornare alla situazione pre covid è poi legato all’allungamento dei tempi tecnici per effettuare una visita ambulatoriale. Soprattutto per i tempi necessari per la sanificazione degli ambienti e delle strumentazioni mediche utilizzate tra un paziente e l’altro, mentre gradatamente si stanno allentando le norme e le misure relative al contingentamento dell’accesso e alla permanenza dei pazienti nelle sale di attesa degli ambulatori.

Il green pass da questo punto di vista rappresenta un altro elemento importante per poter velocizzare le prestazioni. Così come di converso, il rifiuto dei medici e i sanitari a vaccinarsi e la loro conseguente sospensione dal lavoro, ha determinato un effetto negativo sulla capacità del sistema sanitario di garantire le prestazioni richieste. Per ora la caccia ai “ni vax” continua con i camper vaccinali, che continueranno ad essere presenti nei mercati e in altre manifestazioni per arrivare a quella immunità di gregge che potrà favorire un ritorno alla normalità anche per quanto riguarda la capacità dell’azienda sanitaria reggiana nel fornire le prestazioni specialistiche richieste. Un segnale è già arrivato con la ripresa degli screening come, ad esempio, per il tumore al seno e quello del colon retto che sono già ripresi da diverse settimane.

R.F.

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