Iren e sindacati ai ferri corti scatta lo stato di agitazione
L’azienda stoppa lo smart working. Le sigle: «Assenza totale di un confronto» La multiservizi: «È un modello ibrido: quattro giorni al mese per chi ha bisogno»
REGGIO EMILIA. Da mesi non c’è più intesa tra Iren e sindacati, che denunciano un atteggiamento sordo e unilaterale da parte dell’azienda dell’energia decisa ad andare avanti per la sua strada. La goccia che ha fatto traboccare il vaso sembra è il rientro dallo smart working deciso dall’azienda per migliaia di dipendenti senza passare però per una comunicazione ufficiale, avvertono i sindacati. Segno «dell’assenza totale di confronto e di condivisione su ogni singolo aspetto aziendale» dicono compatte Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Flaei-Cisl, Uiltec-Uil, Fp-Cgil, Fit-Cisl, Uil-Trasporti e Fiadel. «Da mesi oramai, nonostante l’auspicato cambio di direzione a seguito dell’ingresso dei nuovi vertici aziendali, assistiamo al blocco assordante della contrattazione e alle innumerevoli scelte aziendali sbagliate nella forma e nella sostanza». Per ultimo, quindi, proprio la scelta di anticipare il rientro di migliaia di lavoratori in smart working «senza coinvolgere i comitati aziendali ex articolo 13 e le rappresentanze sindacali, evidenzia il crollo della fiducia aziendale nei confronti dei suoi dipendenti anche nell’evidente incapacità di garantire la salute dei lavoratori coinvolti». I rapporti sono ormai da tempo logorati e la richiesta dei sindacati è che l’azienda con sede a Reggio Emilia, da quasi 4 miliardi di ricavi e partecipata dai Comuni, torni alle buone pratiche sindacali. Per i rappresentanti dei lavoratori «è necessario che l’azienda riconosca l’importanza del valore lavoro e dia piena e concreta attuazione al Protocollo di Relazioni Industriali, nella considerazione reciproca dei rispettivi ruoli. Occorre dare risposte concrete e immediate senza pretendere di dare lezioni a nessuno». Pertanto hanno proclamato lo stato di agitazione e, in attesa delle assemblee con i lavoratori per ampliare nel merito tutte le ragioni a sostegno delle prossime e diverse azioni di lotta, «in ogni angolo dove il Gruppo Iren opera, invita il Gruppo Iren a riflettere sull’immediato cambio di direzione nei rapporti con i propri lavoratori».
Iren, dal canto suo, risponde affermando che «fin dall’inizio della pandemia si è impegnata a garantire la massima sicurezza ai lavoratori durante l’esercizio delle loro attività con l’adozione di norme e disposizioni, per salvaguardare in primis quanti non hanno potuto usufruire dello smartworking per via delle specifiche attività svolte (il 60% circa dei dipendenti)». Lo smartworking, quindi, «ha rappresentato un’esperienza positiva nel contesto pandemico ma ha fatto emergere, non solo in Iren ma anche in molte altre aziende, anche alcuni aspetti critici, come la diminuzione delle relazioni dirette e la marginalizzazione di persone con minori relazioni e competenze digitali. Ad oggi tutte le Regioni in cui sono presenti sedi del Gruppo, grazie anche all’andamento della campagna vaccinale, si trovano in zona “bianca”. Il Gruppo ha pertanto applicato dal primo settembre quanto previsto dall’accordo sindacale in vigore già da prima della pandemia (aprile 2019), ovvero il passaggio a un modello di lavoro ibrido con la possibilità di usufruire di 4 giornate di smart working al mese, estendendole a 8 (quindi circa 2 a settimana) in caso di genitori con figli fino a 3 anni, di lavoratori in situazione di fragilità o con conviventi affetti da grave disabilità. Ovviamente il Gruppo segue con la massima attenzione l’evoluzione della situazione» e «conferma la propria disponibilità a mantenere attive le relazioni sindacali».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
