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Il rebus della prima dose per 48mila reggiani guariti

Luciano Salsi
Il rebus della prima dose per 48mila reggiani guariti

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REGGIO EMILIA. Nei secoli lontani, quando non si aveva la più pallida idea di microbi, virus, anticorpi e vaccini, si sapeva per esperienza che chi guarisce da una malattia infettiva ha scarsissime probabilità di contrarla nuovamente, al punto che gli anziani sopravvissuti a tante epidemie superavano in salute le persone più giovani. Oggi, invece, le autorità sanitarie italiane sottovalutano l’immunizzazione naturale acquisita da chi è scampato al Covid e le antepongono quella indotta dalle vaccinazioni. Chi vi si sottopone con un ciclo completo ottiene come lasciapassare un certificato verde della durata di nove mesi, mentre vale soltanto per sei quello rilasciato ai soggetti risanati dalla sindrome da coronavirus. A Milano e in altre città si sono formati coordinamenti dei “Guariti Covid” per ottenere almeno la parità di trattamento con i vaccinati.

«Gli oltre sei milioni di guariti – protesta il coordinamento milanese – sembrano sempre più scomparire dai radar e dalla memoria della politica, nel momento in cui invece gli ultimi studi pubblicati dimostrano una immunità di lungo corso per chi ha sconfitto il virus che, anche a distanza di un anno dal Covid, ha un elevato titolo anticorpale, così come rilevato in Italia all’Università di Padova da Andrea Crisanti».

Nella nostra provincia, secondo i dati aggiornati a venerdì, i guariti sono 48.066, un numero 39 volte superiore a quello dei 1305 deceduti. Rappresentano quasi il dieci per cento della popolazione, esclusi i bambini, e danno quindi un contributo importante al raggiungimento dell’immunità di gregge. Eppure possono essere equiparati ai vaccinati solamente in un caso: quando, dopo la guarigione, si sottopongono alla prima dose del vaccino. Allora ottengono un “green pass” valido nove mesi. Se invece si ammalano dopo la prima vaccinazione hanno diritto alla certificazione di tale durata soltanto se poi viene loro somministrata la seconda dose. La semplice guarigione, insomma, vale un via libera di soli sei mesi.

«L’Ausl – precisa la dottoressa Eufemia Bisaccia del servizio di Igiene pubblica – non fa che applicare le disposizioni governative. Ogni azienda sanitaria trasmette i dati delle vaccinazioni e delle guarigioni al ministero, che poi rilascia i green pass ai singoli cittadini tramite la specifica applicazione. Abbiamo ancora un’esperienza breve del Covid 19. Si stanno conducendo studi per verificare se la durata dell’immunità può essere allungata».

Secondo il Coordinamento guariti, la confusione regna sovrana, in particolare sulla proposta di elevare a un anno la durata del green pass. Lo scorso 27 agosto il Comitato tecnico scientifico si era espresso a favore di tale prolungamento anche per i guariti. Il Coordinamento chiede se il parere del Cts riguardi solo quelli che hanno poi ricevuto una dose di vaccino o anche quelli che non ne hanno ricevuto alcuna: «In che modo – insistono i guariti – il Ministero della Salute si sta adoperando per superare l’attuale incongruenza temporale che rappresenta un vero e proprio paradosso per i guariti Covid, spesso anche insegnanti e universitari?».

Luciano Salsi

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