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PAGLIUCA PENSA ANCORA ALLA FINALE DEL 1994 

«Che rimpianti quei rigori e la sconfitta con il Brasile»

N.V.
«Che rimpianti quei rigori e la sconfitta con il Brasile»

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REGGIO EMILIA. Al tavolo dei relatori in Sala del Tricolore c’era anche la bandiera Gianluca Pagliuca, una leggenda del calcio italiano con 39 presenze in maglia azzurra e tre partecipazioni ai Mondiali.

Classe 1966, nelle notti magiche di Italia ’90 il portiere bolognese rimase a guardare mentre a Francia ’98 i calci di rigore non ci sorrisero. È all’edizione del 1994 e a quella finale persa dagli undici metri contro il Brasile che vanno però i suoi rimpianti: «Vedendo a pochi metri di distanza la Coppa dell’Europeo mi viene un po’ di invidia – ammette l’ex portiere di Inter, Samp e Bologna –. Passai sul palco per la premiazione osservando la Coppa del Mondo ma senza poterla sollevare».

Ad alzare il trofeo, lo scorso 11 luglio agli Europei, sono invece stati i suoi amici Roberto Mancini e Gianluca Vialli, ct della nazionale e capo delegazione oltre ai suoi ex compagni della Sampdoria scudettata: «Quando era giocatore Roberto era più impulsivo, ora è più tranquillo e pacato – aggiunge Pagliuca –: la vittoria degli Europei gli ha dato grande forza. Ho giocato nella Samp, nell’Inter e nel Bologna, ma la nazionale è la nazionale».

Poi l’analisi: «Quando giocavo io erano altri tempi, ora ci sono guadagni più alti e tanti procuratori ma allora c’era più attaccamento alla maglia. Se oggi i bambini mi fermano ancora per strada? Più le mamme e i papà...», chiude scherzando.

N.V.

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