«In quell’incendio abbiamo perso tutto ma per fortuna non eravamo a casa»
Il medico reggiano Lorenzo Spaggiari e la sua famiglia vivevano nell’attico della Torre del Moro distrutta dal rogo
Ambra Prati
REGGIO EMILIA. «Aveva ragione mia mamma Lina, storica ostetrica di Castelnovo Monti morta a 94 anni e conosciutissima in montagna, la quale non capiva perché volessi andare all’estero a studiare e mi esortava ad andare a lavorare all’ospedale di Castelnovo Monti. Se le avessi dato retta a quest’ora non sarei qui a penare». Non ha perso l’ironia Lorenzo Spaggiari, direttore di chirurgia toracica allo Ieo, l’Istituto europeo oncologico di Milano fondato a Umberto Veronesi.
Il medico reggiano, che ha raggiunto un’altissima professionalità, è uno dei 150 sfollati – sessanta i nuclei familiari, tra gli inquilini eccellenti pure il cantante Mahmood – della Torre del Moro, il palazzo di via Antonini a Milano che domenica 29 agosto è bruciato come un cerino in poche ore.
«Sono un reggiano doc, nato a Casina – spiegato Spaggiari –. Dopo aver lavorato per diversi anni a Parigi mi sono trasferito a Milano. La mia ex moglie e i miei figli grandi abitano a Reggio, dove fino all’anno scorso ho conservato un appartamento. Ora che i figli sono uno a Bologna e l’altro in Inghilterra a studiare non vengo più a Reggio, ma ho ancora tanti amici ai quali sono molto legato».
Spaggiari abitava nell’attico all’ultimo piano della Torre andata completamente in fumo. «Ad alcuni inquilini è rimasto l’appartamento quasi intatto, anche se non potranno utilizzarlo, mentre all’ultimo piano a causa del calore non è rimasto nulla. Siamo fortunati perché una cara amica ci ha messo a disposizione un appartamento con due camere da letto vicino alla Torre. Nessun trasloco, perché è bruciato tutto: è bastato comprare qualche vestito. Mia figlia non ha più un gioco, mio figlio ha perso le sue macchinine. Io avevo una decina di orologi (molti dei quali regalati) che si sono sciolti dentro la cassaforte».
Il fuoco è partito dal quindicesimo piano, che è esploso lateralmente. «Con una sola rampa di scale in tutto il condominio chi si trovava sopra ha rischiato di fare una brutta fine. Per fortuna non eravamo in casa, come succede di solito di domenica. Il caso ha voluto che convincessi mia moglie ad andare al mare. Siamo rientrati dalle vacanze martedì, mercoledì c’erano montagne di capi da lavare, venerdì mattina ho proposto di passare al mare gli ultimi due giorni di libertà. Mia moglie non voleva – “ho troppe cose da sistemare” –; io di solito non insisto, ma quella volta l’ho fatto. E venerdì pomeriggio, all’ultimo minuto, siamo partiti. Tra l’altro un viaggio terribile: l’autostrada per Forte dei Marmi era pienissima, abbiamo impiegato cinque ore e siamo stati lì lì per tornare indietro».
Il primario ha assistito al rogo in diretta tv. «In seguito è emerso che il materiale era altamente infiammabile: eravamo all’interno di una struttura esplosiva e non lo sapevamo. È evidente che qualcosa non ha funzionato e le responsabilità andranno accertate. Grazie a Dio non ci sono stati morti, tranne un cagnolino che la padrona, in panico, ha dimenticato. L’abitazione sembra una proprietà scontata, ma le assicuro che la perdita di una casa, con tutti i tuoi ricordi dentro, l’ho vissuta come un lutto».
Al rientro a Milano «io sono tornato subito a lavorare, i pazienti oncologici non possono aspettare, mentre mia moglie, che è pneumologa, ha prolungato le ferie per le pratiche amministrative: occorre rifare ogni nostro documento. In più è in giro come una trottola a cercare un alloggio che ci possa dare serenità per i prossimi due anni».
Spaggiari non fa parte del comitato di inquilini in trattativa con l’amministrazione comunale. «Non ho tempo e l’indagine per incendio colposo sarà lunghissima. Mi sono affidato a un avvocato».
L’ultimo pensiero del primario va agli altri inquilini alloggiati all’hotel Quark: «La priorità è pensare alle persone. Abbiamo perso tutto, ora ripartiamo».
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