Morlini si difende al Csm: «Ho deciso io sulle nomine»
Il giudice reggiano smentisce doppi giochi o il recepimento di richieste esterne. L’avvocato Manes: «Il mio assistito non è sttao un burattinaio, va prosciolto»
REGGIO EMILIA. «Non ci fu davvero nessuna eterodirezione, recepimento di richieste e suggerimenti da parte di terzi. Tutte le decisioni che ho preso sulla nomina di Roma e sulle altre nomine le ho prese io , dopo averne parlato con i componenti del gruppo di Unicost. Non c'è stato alcun doppio gioco, nessuna finta».
Al procedimento disciplinare in corso davanti al Csm ha reso ieri dichiarazioni spontanee uno dei cinque ex togati che si sono dimessi due anni fa da Palazzo dei marescialli. Si tratta del giudice reggiano 52enne Gianluigi Morlini che con gli altri ex consiglieri deve rispondere dell'accusa di aver discusso – il 9 maggio del 2019 in un hotel della capitale – della nomina del procuratore di Roma, con soggetti «completamente estranei alle funzioni e alle attività consiliari» (l'allora leader di Unicost Luca Palamara e i parlamentari Luca Lotti e Cosimo Ferri) e di averne accettato il contributo. Una contestazione respinta con forza anche dal difensore – cioè il professor Vittorio Manes – che ha sottolineato come per il suo assistito si trattò di un incontro «al buio», visto che ignorava che ci sarebbero state persone estranee al Csm.
«Morlini non ha partecipato né come burattino né come burattinaio al risiko delle nomine», ha sostenuto il difensore chiedendo il proscioglimento del suo assistito per il quale invece la Procura generale della Cassazione ha chiesto una delle condanne più severe (la sospensione per due anni dalle funzioni giudiziarie), in considerazione del ruolo che ricopriva all'epoca di quell'incontro, vale a dire quello di presidente della Quinta Commissione per gli incarichi direttivi. La stessa sanzione è stata chiesta per l'ex consigliere Antonio Lepre, che era il relatore della nomina del procuratore di Roma. Anche lui, ha sostenuto il suo difensore Domenico Airoma, non partecipò affatto all'organizzazione di quella riunione, ma fu piuttosto vittima di una «manovra»: «non possiamo in alcun modo affermare che Lepre sapesse dell'incontro, anzi l'intenzione di Ferri e Palamara era di coglierlo di sorpresa: andare in albergo da lui, a sua insaputa». Lunedì pure l’avvocato Carlo Arnulfo (tutela la toga Corrado Cartoni) ha chiesto il proscioglimento per il suo assistito: «Cartoni non ha mai condizionato organi dello Stato, nè ha usato strumentalmente la propria posizione, nè ha violato alcuna norma regolamentare». Il legale ha fatto notare che Cartoni non faceva nemmeno parte della Quinta Commissione. Resta solo «l’inopportunità postuma di un incontro che non si sarebbe dovuto tenere» ha aggiunto l’avvocato. Il procedimento riprenderà lunedì e per martedì è attesa la sentenza.
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