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«Saman non è più in questo mondo e i ricercati sono tutti in Pakistan»

Alessandro Cagossi
«Saman non è più in questo mondo e i ricercati sono tutti in Pakistan»

I nuovi particolari nella trasmissione “Fuori dal coro”: li rivela un amico della 18enne scomparsa

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NOVELLARA. Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, i genitori di Saman Abbas, avrebbero confidato l’omicidio della figlia alla cerchia di familiari stretti in Pakistan. E sarebbero riusciti a tornare in Pakistan due parenti latitanti della ragazza 18enne scomparsa nel nulla: Danish Hasnain, ritenuto dagli inquirenti l’esecutore materiale dell’omicidio e il cugino Nomanulhaq Nomanulhaq, considerato un complice nel disegno criminale.

Questi nuovi particolari che provengono dalla testimonianza del migliore amico di Saman che vive in Pakistan, sono stati mandati in onda ieri sera dalla trasmissione “Fuori dal coro” di Rete 4 e anticipate ieri da “La Verità”. Verrebbe quindi confermata l’uccisione della ragazza pakistana, ma non solo: si sarebbe compiuto il ritorno in patria di tutti i familiari coinvolti nella sua uccisione, con la sola eccezione di Ikram Ijaz, un altro cugino di Saman, arrestato in Francia e poi estradato in Italia, pure lui accusato di concorso nell’omicidio della giovane e nell’occultamento del suo cadavere. L’amico di Saman conferma alla giornalista di Rete Quattro, senza giri di parole, di aver saputo quanto raccontato dai parenti di «sua mamma che avrebbe detto: “Saman Abbas non è più in questo mondo. È morta ed è in Italia”. Mentre lo zio, tornato in Pakistan, non ha detto nulla. Agli occhi della gente Saman è viva. Solo i parenti sanno che è morta». Anche gli altri particolari svelati dal ragazzo paiono confermare le ipotesi su cui gli inquirenti lavorano da tempo: ad ucciderla sarebbe stato «suo zio». E sul motivo dell’uccisione, parrebbe confermata la tesi del matrimonio combinato dalla famiglia con un cugino, ma rifiutato a più riprese dalla ragazza.

Parrebbe anche confermata un’altra ipotesi mai esclusa dagli investigatori, quella del ritorno in Pakistan dello zio e del cugino di Saman. La procura aveva emesso un mandato di cattura europeo per i due familiari latitanti, che avevano raggiunto la Francia dalla frontiera di Imperia, ma era forte il sospetto che fossero riusciti a tornare nel loro paese, probabilmente appoggiandosi ad organizzazioni clandestine che forniscono questo tipo di servizi per il rimpatrio, al di fuori dei canali leciti. Dopo la fine delle ricerche a luglio nei campi dell’azienda agricola di Novellara dove lavoravano gli Abbas, è stato il fratello di Saman a fornire particolari che cambierebbero la direzione delle indagini per il ritrovamento del cadavere. Il ragazzo, che non è indagato ma viene ritenuto testimone affidabile, ha raccontato agli inquirenti di avere sentito lo zio dire: «Io la faccio a piccoli pezzi. Se volete la porto anch’io a Guastalla. La buttiamo là, perché così non va bene. Lei fa troppe cose, mette i pantaloni, è fuori dalle regole musulmane».

Carmen La Gatta, la cronista della trasmissione che ha registrato la conversazione con l’amico di Saman, ha poi affermato che «secondo le regole del delitto d’onore, previsto ancora in alcune zone del Pakistan, le donne che rifiutano il matrimonio combinato vengono uccise e i loro corpi gettati nei fiumi». Dopo mesi di ricerche infruttuose, la nuova pista porterebbe quindi a Guastalla, e più precisamente al fiume Po.

Alla luce delle nuove evidenze, la ragazza potrebbe essere stata strangolata dallo zio tra le serre. Dove sarebbe avvenuto il successivo smembramento del suo corpo? In loco, oppure lontano dall’azienda agricola? Sicuramente i cani molecolari, che hanno cominciato a setacciare la zona fin da subito, qualche giorno dopo la sparizione della ragazza, non hanno mai segnalato né tracce di Saman, né tracce ematiche. Rimangono anche sconosciuti i dettagli relativi all’eventuale trasporto del corpo a Guastalla. Da valutare se verranno attivate ricerche sul fiume Po, anche se rimane il dubbio di cosa possa essere rimasto, dopo oltre 4 mesi, di un corpo smembrato.

Alessandro Cagossi

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