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Due ragazze salvate dalla polizia da nozze forzate volute dai parenti

Mauro Pinotti
Due ragazze salvate dalla polizia da nozze forzate volute dai parenti

L’intervento di polizia locale e Servizi nel 2017. Il comandante: «I due casi scoperti grazie alla scuola»

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Mauro Pinotti

bassa. La polizia giudiziaria dell’Unione dei Comuni della Bassa Reggiana nel 2017 è intervenuta per impedire che due giovani pakistane di 16 e 17 anni, residenti nella Bassa, fossero obbligate dalle famiglie a matrimoni combinati. Due storie che emergono solo ora, quando tutto è finito e risolto bene, e che inevitabilmente ricordano la tragica sorte di Saman Abbas, la 18enne pakistana di Novellara scomparsa da 4 mesi e per la quale la famiglia è indagata per omicidio volontario in concorso, per il suo no a nozze forzate.

Il reato di induzione al matrimonio è stato introdotto solo nell’agosto del 2019 nell’ordinamento italiano – si tratta del nuovo articolo 558-bis – per cui al tempo gli agenti hanno denunciato le famiglie solo per violenza sui minori. Una di queste famiglie ha già subito un processo e una condanna di primo grado. L’impegno e il tempo profuso dalla polizia giudiziaria per la gestione di situazioni di violenze in famiglia, sono state spesso integrate da azioni di supporto e protezione dei soggetti deboli e in alcuni casi anche degli stessi operatori sociali che dovevano intervenire a loro tutela. Gli agenti hanno trattato la posizione di 12 minori vittime di violenze da parte di adulti ed è stato accertato che, almeno in 3 casi, la violenza era stata esercitata anche sulle madri. In altre 2 occasioni le violenze sono risultate connesse a percorsi di matrimonio forzato, 3 fascicoli sono stati aperti per presunti abusi nei confronti di minori. Uno di questi, connesso ad un reato di prostituzione minorile, è in trattazione presso la Procura Distrettuale Antimafia. Lavorando su questi casi, l’attenzione per il rispetto della privacy è stato altissimo.

«Siamo venuti a conoscenza delle due ragazze pakistane grazie all’intervento della scuola e dei servizi sociali – spiega il comandante Carlo Alberto Romandini – Le famiglie hanno esercitato sulle due giovani pressioni sia psicologiche che psicofisiche. Era loro vietato uscire con amici e amiche e pur andando a scuola era tenute sotto controllo sia dai genitori che da altri familiari o parenti. Nel caso della 16enne, il matrimonio era già stato fissato; per la 17enne non ancora. Al matrimonio precoce segue quasi inevitabilmente l’abbandono scolastico e una gravidanza altrettanto precoce. Il grido di aiuto di queste due giovani donne è stato accolto e ci siamo mossi subito». «Sono state portate in una struttura protetta al di fuori della regione Emilia Romagna. Gli agenti di polizia giudiziaria, soprattutto colleghe donne, sono ancora in contatto con le due giovani. La norma entrata in vigore come “Codice rosso” ha colmato un vuoto – sottolinea il comandante Romandini – C’è però ancora molto da fare sul versante sociale anche perché molte ragazze che si trovano nelle condizioni di “promesse spose” hanno paura a denunciare temendo ritorsioni dalle persone di famiglia come è avvenuto, purtroppo, nel caso di Saman». «È necessario – conclude – prevedere un’integrazione per mettere in rete forze dell’ordine, scuola e servizi sociali. Noi abbiamo stilato un protocollo sulla violenza di genere per poter effettuare azioni mirate».

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