Gli ultimi senzatetto lasciano le Reggiane Liberato il più grande ghetto del nord
Un esercito di forze dell’ordine fa uscire i dodici occupanti abusivi rimasti nell’area, murate porte e finestre degli edifici
Ambra Prati
REGGIO EMILIA. La storia delle ex Reggiane – prima quella lunga e gloriosa del boom economico, poi quella degradata dei flussi migratori che finiscono in mezzo ai ruderi di una città del nord – sta in piccoli zaini, borse per la spesa, biciclette portate a mano, vecchie valigie, un carrello della spesa, un traino a due ruote di fortuna sopra al quale è stato sistemato un cartone largo il doppio.
Trascinando con questi mezzi i miseri oggetti personali gli ultimi occupanti abusivi dell’area più tristemente nota della città ieri hanno varcato i cancelli in una processione ordinata e silenziosa.
È finita così, senza clamore, in poco meno di due ore. I dodici senzatetto che rimanevano all’interno delle Reggiane, nella palazzina degli ex uffici sul lato di piazzale Europa, sono stati avvicinati da un esercito di agenti e operatori sociali che hanno spiegato loro che come preannunciato avrebbero dovuto trasferirsi entro un’ora – prima dell’inizio dei lavori – nelle sistemazioni assicurate dalla rete sociale composta da Caritas e cooperative come La Dimora d’Abramo e L’Ovile.
Con calma i senzatetto hanno ammassato i loro pochi averi e sono usciti.
Un esodo silenzioso e ordinato, seguito subito dopo dalla muratura di porte e finestre dell’immobile.
Una miccia disinnescata: gli ultimi degli ultimi rimasti tra i capannoni abbandonati erano soltanto dodici, si è appurato in seguito.
Certo rispetto alla processione pacifica di questa manciata di persone – uomini e donne di colore – lo spiegamento di forze dell’ordine è parso un tantino esagerato: tra agenti di polizia di Stato, vigili del fuoco, carabinieri, polizia municipale, finanzieri, sanitari Ausl, servizi sociali del Comune e operatori delle coop sociali sono stati un’ottantina gli addetti coinvolti nell’operazione.
Quest’ultima si è svolta secondo un copione rodato: prima l’ingresso delle forze dell’ordine, coordinate dalla questura, da via dell’Aeronautica. Poi l’accerchiamento dell’area per chiudere ogni varco ed evitare fughe, addirittura un drone per monitorare il tutto dall’alto. Mentre la polizia locale ha tenuto sotto controllo la viabilità e ha provveduto a chiudere le strade nei dintorni (via Agosti e parte del parcheggio davanti al Tecnopolo), la Caritas ha allestito una stanza dove poter depositare le suppellettili ingombranti e in via Agosti operatori sociali e l’Ausl hanno dialogato a lungo con i senzatetto, fornendo loro indicazioni.
I dodici, ben conosciuti, hanno traslocato in appartamenti protetti delle coop e saranno seguiti dai servizi sociali. Quella di ieri è stata un’operazione volutamente sottotono ma dalla portata storica. Per i reggiani l’area è stata per anni simbolo di incendi, risse, accoltellamenti, rapine e guerre tra gruppi etnici per il controllo dello spaccio. Perciò la voce che si fosse alla resa dei conti si è diffusa in un baleno, facendo accorrere curiosi e cittadini così come media e tv e radio nazionali, che in passato hanno dato ampio risalto a questa terra di nessuno.
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