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«Già solo avere l’ipertensione aggrava molto le condizioni dei pazienti positivi al Covid»

L. G.
«Già solo avere l’ipertensione aggrava molto le condizioni dei pazienti positivi al Covid»

Alessandro Navazio, primario della Cardiologia del Santa Maria Nuova «Questo virus può avere pesanti ripercussioni a livello vascolare» 

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L’intervista

La prevenzione a livello cardiovascolare non è fondamentale solo per tenere sotto controllo eventuali patologie. Può essere determinante anche in tempi di pandemia: i decessi e i ricoveri in terapia intensiva sono infatti più elevati tra le persone che già soffrono di problemi di questo genere. A spiegarlo è Alessandro Navazio, primario della Cardiologia del Santa Maria Nuova, impegnato ieri assieme ai colleghi nel fornire assistenza ai reggiani che si presentavano alla Clinica mobile in piazza della Vittoria.

«I pazienti che hanno contratto il Covid – conferma – e che in passato hanno avuto ad esempio un infarto erano in condizioni peggiori rispetto agli altri viste le problematiche importanti create da questo virus a livello vascolare. In generale in una persona cardiopatica l’infezione da Coronavirus porta a una prognosi peggiore, basti pensare che i dati hanno dimostrato come già solo l’ipertensione causi un aggravamento delle condizioni di salute nel decorso della malattia».

In questo anno e mezzo di pandemia, prosegue Navazio, in reparto «abbiamo avuto di tutto. Pazienti cardiopatici lievi che si sono ammalati di Covid e che se la sono vista brutta o sono deceduti e altri più gravi che si sono infettati ma sono rimasti asintomatici. È una malattia variopinta e ancora incomprensibile sotto certi punti di vista».

Anche per questo la prevenzione è fondamentale. «Noi cardiologi – continua il primario – siamo sempre pronti a scendere in campo durante queste iniziative. Contrariamente a molte altre branche mediche la cardiologia svolge diverse attività: la prevenzione primaria, dove si parla di cittadini e non pazienti, l’attività ambulatoriale, dove vediamo entrambi, e l’attività di ricovero dove abbiamo malati anche seri. È nel nostro dna occuparci del paziente a 360 gradi». Navazio ricorda poi l’impatto che il Covid ha avuto sull’attività del suo reparto: «È stato importante, soprattutto nella primavera del 2020. C’è stato un grosso ritardo nel presentarsi a visite e controlli perché spesso i pazienti avevano paura a venire in ospedale ma al tempo stesso sei mesi fa abbiamo fatto un’analisi, pubblicata sulla rivista Lancet, dove abbiamo dimostrato che invece chi ha avuto il “coraggio” di chiedere assistenza ha ricevuto un trattamento identico al periodo pre-pandemico».

Passati quei mesi di fuoco la situazione è poi via via migliorata: «Fortunatamente nel 2021 siamo riusciti ad annullare la paralisi ambulatoriale e a recuperare tutte le prestazioni non erogate in azienda. È chiaro che il fatto di dover mettere le persone in zona filtro e aspettare i tamponi un po’ rallenta il reparto ma come cardiologia abbiamo fatto uno sforzo importante: l’attività di Castelnovo Monti è stata mantenuta e abbiamo continuato a far lavorare la cardiochirurgia del Salus Hospital, mentre il reparto di Guastalla era stato riconvertito in una semintensiva respiratoria dove erano gli stessi cardiologi a gestire i pazienti Covid».

Navazio si sofferma poi su uno dei controlli più importanti effettuati ieri: quello per individuare eventuali fibrillazioni atriali asintomatiche: «Si tratta dell’aritmia più frequente e l’incidenza aumenta con l’alzarsi dell’età tanto che, sopra gli 80 anni, ce l’ha un paziente su cinque. Il problema è che spesso le persone non si accorgono di averla ma nel frattempo la fibrillazione crea dei ristagni di sangue che nel 90 per cento dei casi provocano delle embolie celebrali. La prevenzione è fondamentale, ora esiste una terapia anticoagulante orale che permette di evitare episodi gravi».

L. G.

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