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Una nuova definizione per l’edilizia residenziale pubblica

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Negli ultimi dieci anni è aumentata fortemente la tensione abitativa a causa della precarietà lavorativa, dell’incremento della popolazione in condizione di povertà relativa e della crescita dei nuclei familiari monopersonali. Contemporaneamente la contrazione dei contributi statali non ha consentito di aumentare la dotazione di edilizia residenziale pubblica. Quindi è cresciuto vistosamente il numero delle famiglie in graduatoria per l’assegnazione di un alloggio. Il Piano, al fine di invertire questa tendenza, introduce nuove strategie finalizzate a sviluppare un’importante fase di investimenti pubblici. Viene introdotta a tale scopo una nuova definizione economica e tecnica di Edilizia residenziale sociale (Ers) più coerente con gli obiettivi di risposta all’attuale fabbisogno abitativo, in particolar modo di alloggi in locazione. L’Ers viene infatti caratterizzata da una quota minima del 30% di unità immobiliari in affitto e massima del 20% di vendita convenzionata e dovrà essere realizzata contestualmente all’intervento privato o alla cessione dell’area all’amministrazione comunale per la realizzazione di politiche pubbliche di social housing. In accordo con gli ordini professionali ed il Centro regionale d'informazione sul benessere ambientale viene pianificato il miglioramento dell’accessibilità agli edifici esistenti per persone con fragilità ed over 65.

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