«Agli ex senzatetto delle Reggiane offerti un alloggio e un lavoro»
Al via i tirocini, pagati sui 450 euro, che durano tre mesi Maramotti: «Poi avranno contratti con aziende reggiane»
Ambra Prati
REGGIO EMILIA. I fuoriusciti dalle ex Reggiane affidati al terzo settore – L’Ovile, Dimora d’Abramo, Papa Giovanni XXIII (oltre a Ceis per la Caritas e ai Servizi sociali) – arriveranno negli alloggi a loro destinati entro la fine di questa settimana e seguiranno un percorso di reintegro, alloggiato e lavorativo, della durata di un anno. Ad annunciarlo è Valerio Maramotti, presidente de L’Ovile, la coop che insieme alla Dimora si occupa da anni della prima accoglienza degli immigrati e che ora è in prima fila anche sul fronte delle ex Reggiane, dove venerdì scorso, con una maxi operazione di polizia a sorpresa e in anticipo sui tempi, se ne sono andati gli ultimi dodici occupanti abusivi. L’Ovile ha dato disponibilità ad ospitare otto uomini. «Tre si trovano in un nostro appartamento in città, il quarto (che occuperà il posto letto sempre in quell’appartamento) arriverà oggi dall’hotel di Massenzatico –– afferma Maramotti –. Gli altri quattro, al momento in albergo, saranno sparsi in appartamenti della provincia». A causa del focolaio scoppiato quest’estate tra i capannoni abbandonati buona parte degli occupanti sono stati trasferiti in quarantena Covid a Massenzatico, provocando il malumore dei residenti della frazione. «Alcuni erano vaccinati e altri no perciò l’Ausl ha optato, per sicurezza, per qualche giorno di isolamento precauzionale: solo sette giorni – ha spiegato Maramotti – Considerando che il grosso degli abusivi (44) sono usciti lunedì scorso, entro la fine di questa settimana la maggior parte di loro sarà collocata nelle coop sociali». L’Ovile accoglie «solo chi ha i documenti in regola o regolarizzabili (ad esempio un permesso di soggiorno da rinnovare) perché altrimenti il percorso sarebbe troppo complicato. Per noi il cammino è duplice: l’alloggio e l’inserimento lavorativo vanno in parallelo. Offriamo opportunità di inserimento lavorativo: i tirocini, pagati sui 450 euro, durano tre mesi, poi trasformati in contratti di lavoro presso di noi o nelle aziende reggiane. Di solito gli stranieri trovano lavoro come operai metalmeccanici, manovali edili (per le numerose le ristrutturazioni in corso) e lavori umili che gli italiani rifiutano tipo fonderia, verniciatura, ecc. Quando una persona firma un contratto di lavoro e raggiunge l’indipendenza economica finisce il percorso». Occorre in media un anno per rimettersi in sesto dal punto di vista economico e sociale. «Sfido chiunque a fare di meglio. Occorre ad esempio rinnovare i documenti, eseguire check-up sanitari, avviare l’inserimento lavorativo. Quando percepisce uno stipendio la persona ha raggiunto l’autonomia e il percorso è concluso». Se dopo il tirocinio il soggetto non accetta il lavoro o non si presenta o non rispetta l’impegno? «In tal caso siamo costretti a interrompere il percorso o almeno a rivederlo. Da notare che quando l’individuo entra nell’appartamento sottoscrive un “patto di accoglienza”: oltre ad accettare le minime norme di convivenza e comportamento, assume degli impegni. Inoltre, siccome noi collaboravamo già con Comune e Caritas, abbiamo persone che, mentre dormivano alle ex Reggiane, avevano già iniziato il percorso di inserimento e quindi sono più “avanti” rispetto agli altri». L’Ovile mette a disposizione anche mediatori culturali interni ma nel caso degli occupanti delle ex Reggiane non è emerso alcun bisogno. «Quasi tutti provengono dall’Africa subsahariana e parlano bene l’italiano perché si trovano qui da anni. Parliamo di gente che ha frequentato corsi di italiano e che ha lavorato in passato: devono solo risollevarsi dalla situazione di difficoltà in cui erano caduti».
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