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«Bisogna togliere l’obbligatorietà di avere il green pass per andare a scuola»

Ambra Prati
«Bisogna togliere l’obbligatorietà di avere il green pass per andare a scuola»

Ieri mattina una manifestazione pacifica davanti al Valli di educatori e prof aderenti a “Scuola, libertà e Costituzione”

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Ambra Prati

REGGIO EMILIA. «Chiediamo che venga tolto l’obbligo di green pass per il personale scolastico. L’Italia è l’unica nazione europea dove per andare a scuola serve il green pass, compresi i genitori, se vogliono entrare e andare a prendere il bimbo che non sta bene. Inghilterra e Danimarca stanno togliendo la certificazione, noi la innalziamo».

Fabio Bonvicini è uno dei rappresentanti di “Scuola, libertà e Costituzione”, il gruppo che conta circa 200 aderenti (tra insegnanti, educatori e personale Ata) promotore, nella giornata simbolo di ieri dalle 9.30 alle 12.30, di un presidio in piazza Martiri 7 luglio. In piazza, a seconda dell’orario, si sono riunite dalle 50 alle 100 persone, in una manifestazione che Bonvicini definisce tranquilla.

«Devo premettere, visto il clima nazionale, che siamo contro ogni forma di violenza o contrapposizione. Abbiamo presa una decisione molto netta: allontanare dai luoghi di ritrovo e dalle chat le persone che eccedono nel turpiloquio. Stiamo attenti anche alle parole. Da parte nostra non esiste alcuna pregiudiziale nei confronti di chi si vaccina; anzi ho parlato con tanti ragazzi che, dopo un anno e mezzo di Covid, si sono subito vaccinati “per tornare a vivere” e li capisco. Ogni posizione è rispettabile e sebbene la nostra non sia rispettata a pieno non importa, io rispetto gli altri».

Ulteriori sottolineature è che si è trattato di una manifestazione autorganizzata: «Nessuna sigla sindacale ci ha sostenuto: nemmeno Anief, che ha indetto lo sciopero e poi è sparita. E rappresentiamo una piccolissima percentuale dei lavoratori della scuola, circa il 5%».

Sul vaccino secondo Bonvicini «non ci sono garanzie né informazioni precise, se non che forse evita la malattia in forma grave. Eppure le responsabilità se le prende il cittadino che si vaccina. Noi protestiamo contro questo uso ricattatorio del green pass, che va totalmente contro le disposizioni dell’Ue: quest’ultima lo istituì come strumento di libertà per passare agevolmente da uno Stato all’altro, invece in Italia viene usato come strumento di controllo e discriminazione, un ricatto prima sul tempo libero e la cultura e ora scuola e lavoro».

Dopo «un utile confronto con gli agenti della Digos, che ci hanno dato indicazioni su come procedere la prossima volta», le reazioni dei passanti sono state diversificate: c’era chi guardava, chi si fermava, chi chiedeva, chi ha preso i volantini. «Il nostro obiettivo è questo: far capire che non siamo degli oscurantisti contrari alla scienza, ma che il diritto sul proprio corpo è individuale. Se lo Stato vuole imporre il vaccino allora se ne assuma le responsabilità».

Se il gruppo è costituito per lo più da professori delle superiori («riusciamo a organizzarci meglio»), le adesioni al presidio sono state trasversali. «Hanno partecipato insegnanti di ogni ordine e grado, sono venuti anche alcuni colleghi che si sono vaccinati per motivi di lavoro o perché con anziani in casa. Un insegnante ha dichiarato che ha intenzione di farsi sospendere nonostante sia vaccinato, come gesto di opposizione a questa strumentalizzazione del green pass. Caso raro: la maggior parte preferisce tacere, c’è un clima di paura».

Per il futuro a breve termine cosa bolle nella pentola di Scuola, Libertà e Costituzione?

«Ognuno di noi dovrà fare i conti con la situazione personale: c’è chi ricorrerà ai tamponi, chi si farà sospendere, chi andrà in anno sabbatico non retribuito (è possibile ogni dieci anni) e chi prenderà un’aspettativa sempre non retribuita. Queste le quattro possibilità. Come movimento siamo organizzati in gruppetti ognuno dei quali seguirà un tema: la comunicazione, le manifestazioni, la consulenza degli avvocati. L’intenzione è di allestire altre proteste pubbliche, si sta valutando lo sciopero con Anief. In cantiere abbiamo una serie di iniziative, che però sono in fase di discussione e calendarizzazione: l’ipotesi più avanzata è allestire delle scuole parentali, che ci sono state chieste dai genitori che la pensano come noi».

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