«Da quella “presa” della rocca è nato il museo dell’agricoltura»
L’importante raccolta di attrezzi agricoli d’epoca è stata dedicata a Enzo Carretti Severi: «Fu lui a occupare le sale quando le famiglie residenti se ne andarono»
Mauro Grasselli
SAN MARTINO IN RIO. «In quegli anni la rocca era abitata da tante persone. Sul prato in cui ci troviamo ora veniva steso il bucato di tre famiglie. Quello che si vede ora (della rocca estense, ndr), all’epoca non si vedeva. Quando la rocca si liberò, Enzo la occupò. E fu una bellissima occupazione».
Così l’architetto Mauro Severi ha raccontato la “presa” della rocca estense da parte di Enzo Carretti, il ragioniere del Comune di San Martino con la passione per gli attrezzi da lavoro dei contadini, raccolti nel corso di una vita – cominciando in anni in cui a quel materiale veniva dato scarso valore – fino ad allestire il “Museo dell’agricoltura e del mondo rurale”, sabato scorso dedicato proprio al suo fondatore.
Un momento festoso, l’intitolazione del museo – conclusa con l’inaugurazione della targa accanto all’ingresso – che ha voluto essere anche un saluto a Enzo Carretti, scomparso il 14 aprile del 2020, a 88 anni, in un periodo in cui i funerali erano riservati ai parenti stretti. L’inaugurazione della targa è avvenuta a pochi giorni da quello che sarebbe stato il 90° compleanno di Carretti.
Alla cerimonia, sabato mattina, hanno partecipato la figlia Enrica Carretti, il sindaco Paolo Fuccio, la direttrice del museo Giulia Guidetti e la vicepresidente della commissione cultura della Regione Emilia-Romagna, Stefania Bondavalli, oltre all’architetto Severi. Tra il pubblico, la moglie di Enzo, Arde Anceschi, i parenti e tanti amici del ragioniere-collezionista e della sua famiglia.
«Grazie Enzo per questo museo che è tra i più belli e completi d’Italia», ha detto il sindaco Fuccio. Giulia Guidetti ha ricordato quanto Carretti fosse considerato «un grande maestro» dai professionisti del settore, a Bologna, aggiungendo che il museo – situato al piano terra e nel seminterrato della rocca, per una superficie espositiva di circa 845 metri quadri – è aperto il sabato mattina e la domenica.
L’architetto Severi ha citato «il sogno di tutti i sammartinesi di recuperare questo edificio», in anni in cui parte della rocca era, appunto, abitata da svariate famiglie. «Ho iniziato a collaborare con Enzo andando nell’archivio in cui sono custoditi, tra l’altro, gli statuti del 1440. Ci si entrava dall’ufficio di Enzo: tre stanze piene di documenti. Era la seconda metà degli anni Sessanta; anni in cui i paesi erano molto vivi. Il paese aveva 4.800 abitanti. I contadini chiamavano Enzo per dargli quegli attrezzi di lavoro ormai superari dalla meccanizzazione dell’agricoltura. I contadini ci tenevano che venissero salvati quegli strumenti, loro e dei loro padri. Poi riuscimmo a trovare i fondi della Regione per restaurare la rocca e per creare il museo. È stato il primo museo dell’agricoltura dell’Emilia Romagna. I lavori iniziarono nel 1980, e il consiglio comunale dell’epoca votò all’unanimità perché la rocca diventasse la sede degli spazi culturali del Comune, col museo dell’agricoltura a piano terra. E ora è stato finanziato l’intervento per il recupero delle ultime tre sale della rocca».
«A Enzo dobbiamo tantissimo – ha concluso Severi –. Se siamo qui, è per lui. Il suo lavoro è stato incredibile».
Stefania Bondavalli ha citato gli istituti museali che, grazie al possesso di un insieme di requisiti qualitativi, hanno ricevuto il riconoscimento di “Musei di qualità” della Regione Emilia Romagna, tra cui quello sammartinese.
Enrica Carretti ha ringraziato per l’intitolazione del museo. «Così viene premiata la grande passione di mio padre. Oggi per me è un giorno felice perché mi dà la possibilità di rendergli omaggio. Non ha neanche avuto un funerale, ma è meglio così: preferisco ricordarlo oggi con amici e parenti». La figlia del collezionista ha citato aneddoti legati al padre, cresciuto durante la guerra e diventato una sorta di sentinella del territorio, con la sua macchina fotografica. «L’ho visto veramente affranto quando morì suo padre e quando il museo-biblioteca subì un furto: portarono via tutte le sue registrazioni, oltre al materiale per registrare. Dai papà, le rifarai, gli dissi. Lui rispose: no, perché quella gente è morta».
Il sindaco ha infine ricordato la mostra di gioielli e oggetti etnici allestita da Enrica nel 2008 proprio nella rocca sammartinese, raccolti in ogni angolo del mondo, in particolare in Asia, Australia e Africa; poi entrambi hanno scoperto la targa con la quale il museo dell’agricoltura è stato ufficialmente dedicato a Enzo Carretti. Prima della visita guidata a piccoli gruppi (causa pandemia), l’accorato ricordo di Enzo da parte degli amici della Bocciofila sammartinese. Le bocce erano infatti un’altra passione del ragioniere, così come la fotografia e l’amore per la propria terra.
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