«Nei primi sei mesi del 2021 abbiamo accolto 205 donne in fuga dalla violenza»
Sono i dati dell’associazione Nondasola, attiva a Reggio Emilia dal 1997
REGGIO EMILIA. «Nei primi sei mesi del 2021 abbiamo accolto 205 donne, il 60% italiane e il 40% migranti. Donne che hanno subito violenza fisica, psicologica, sessuale, economica all’interno della relazione di intimità (da parte del partner o ex partner) per il 90% delle situazioni. Il boom c’era stato l’anno scorso, in pieno lockdown: 256 donne accolte, sempre nei primi sei mesi dell’anno».
Questo il dato dell’associazione Nondasola, che dal 1997 è in prima linea per prevenire e contrastare la violenza di genere tramite l’accoglienza, l’ospitalità, gruppi di sostegno e appartamenti, facendosi promotrice di campagne informative per sensibilizzare sul tema, progetti nelle scuole, iniziative culturali. L’associazione gestisce il Centro antiviolenza-Casa delle donne e fa parte del Tavolo interistituzionale istituito nella nostra città – precorrendo i tempi – nell’ormai lontano 2006. Il tavolo, coordinato dal Comune di Reggio Emilia, riunisce tutti gli enti e le associazioni che collaborano in rete contro la violenza di genere: oltre a Nondasola la prefettura, il tribunale, la procura, questura, il comando provinciale carabinieri, l’Ausl, l’Ufficio scolastico provinciale, l’ordine degli avvocati, il Forum donne giuriste e la Provincia. In un contesto sociale regionale dove si registra un femminicidio al giorno, a Reggio Emilia – dove quest’anno non si sono registrati femminicidi, a parte il dramma di Mazzalasino del luglio scorso, con la 44enne scampata per miracolo alla furia del compagno Anacleto Rossi, 43 anni, che dopo averla accoltellata al culmine di un litigio, credendola morta, si suicidò gettandosi dal tetto – si lavora soprattutto sulla prevenzione e sui servizi dedicati alla maltrattate.
E sui “reati spia”, vale a dire l’insieme di quegli indicatori che dovrebbero essere dei campanelli d’allarme della violenza diretta contro le donne: lesioni, stalking, stupri e maltrattamenti in famiglia. Nella nostra città l’apparente “silenzio” dei primi sei mesi dello scorso anno (da maggio ad agosto 2020) – periodo in cui non si è registrato alcun femminicidio nella nostra provincia – mostrava comunque una ripresa dei reati di genere e un’impennata di richieste di aiuto da parte delle donne: segno che la convivenza forzata del lockdown aveva fatto “esplodere” le tregue tra le mura domestiche. Difatti nel primo semestre dell’anno scorso, a fronte di femminicidi zero (contro i due del 2019), gli atti persecutori sono stati 48 (contro 75), le violenze sessuali 23 (contro 35) mentre i maltrattamenti familiari 80 (erano 78). «Siamo alle prese con una quantità di casi di Codice rosso che ci impongono tempi ristrettissimi – evidenzia Alessandra Campani di Nondasola – Siamo molto preoccupate dalle conseguenze nei percorsi di uscita dalla violenza delle donne».
Il Codice Rosso – che deve il suo nome ai pazienti urgenti che nel pronto soccorso necessitano di un intervento immediato – è la legge introdotta nell’agosto 2019 che attribuisce una corsia preferenziale e veloce alla tipologia di reati avversi al femminile accelerando l’intervento e inasprendo le pene: le forze dell’ordine, in primis la questura dotata di un squadra dedicata ai reati contro le fasce deboli (donne e minori), deve dare priorità ai delitti rientranti nella violenza domestica o di genere e deve occuparsi velocemente del caso in stretto collegamento con la procura, tenuta ad esempio ad ascoltare la parte offesa entro tre giorni e a concludere le indagini preliminari in appena sei mesi. Una legge che, all’inizio, è stata accusata di ingolfare le procure, ma che una volta a regime si è rivelata indispensabile per prendere subito dei provvedimenti di allontanamento nei confronti del violento e salvaguardare la donna. Secondo le percentuali restituite dal Codice Rosso le donne che subiscono violenza sono per l’83% maggiorenni e per l’89% di nazionalità italiana, il che smentisce un luogo comune e addita un fenomeno trasversale, mentre l’età prevalente dei bersagli femminili rimane tra i 31 e i 44 anni (la fascia più colpita, rispettivamente 37% e 36%). Tra le misure previste dal Codice Rosso quella che viene più spesso infranta dagli uomini violenti è il provvedimento di allontanamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla donna.
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