Gazzetta di Reggio

Reggio

verso il piano regionale 

«L’autonomia economica è la chiave per la libertà»

Am.P.

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REGGIO EMILIA. «Entro un mese andremo in aula in plenaria ad approvare il piano antiviolenza regionale. Penso che l’elemento nodale sia fare tesoro dell’esperienza della pandemia e del prezzo altissimo che hanno pagato le donne per supportare il rilancio dell’occupazione femminile. L’autonomia economica è la chiave per la libertà». Roberta Mori, consigliere regionale e coordinatrice nazionale delle Commissioni di Pari Opportunità di regioni e province autonome, da anni si occupa delle tematiche delle donne. «Il Covid ha costretto le donne a una nuova segregazione sociale ed economica – spiega – le ha ricacciate tra le mura domestiche, con le responsabilità di cura e sostegno per intero a carico del femminile. Questo ha fatto sì che le donne si siano ritrovate sole a farsi carico di tante responsabilità, e spesso su queste responsabilità colpevolizzate. Senza contare l’autonomia economica delle donne, che è il primo elemento di libertà e salvezza. Le donne, insieme ai giovani, sono coloro che hanno sofferto di più sul lavoro. Perciò ci stiamo impegnando in particolare sul reinserimento lavorativo. La pandemia ci ha lasciato delle fragilità e per far ripartire l’occupazione femminile servono alcune condizioni fondamentali: più incentivi, più premialità, più servizi sono previsti tramite progettualità integrate e fondi ingenti. Come il nuovo fondo per l’imprenditoria femminile da due milioni di euro, di recente approvato per rafforzare l’imprenditoria rosa, poiché quando non si riesce a trovare il posto fisso l’autoimprenditorialità è la salvezza di molte, come dimostrano i dati del primo trimestre di quest’anno targati Uniocamere Emilia-Romagna».

Il piano antiviolenza regionale, secondo Mori, «è uno strumento ormai strutturale per individuare gli obiettivi di contrasto e prevenzione alla violenza di genere. Non bastano le leggi, serve una cultura diffusa che trasformi la mentalità. Non ci sfugge il fatto che la violenza sulle donne sia la punta di un iceberg che viene nutrita quotidianamente dalle discriminazioni di una società che di fatto non è paritaria». Tra le novità del piano «l’elemento più solido è cercare di valorizzare e rendere ancora più efficace la collaborazione di tutti gli attori che operano contro la violenza: Comuni, Servizi sociali, forze dell’ordine, associazioni per le vittime, associazioni per gli uomini maltrattanti. Questo può fare la differenza perché se il sistema non dialoga e non rende efficaci le proprie azioni non si riconoscono gli elementi di violenza che ci siedono accanto. Il sistema di protezione collettivo è l’unica strada per una cultura sistemica». E ancora i centri per uomini maltrattanti. «Una sfida riuscita: nel 2014 abbiamo introdotto questi interventi, dedicati agli uomini che devono riconoscersi violenti. Nel tempo si sono sviluppati servizi pubblici e del privato sociale (a Reggio in primis la Papa Giovanni XXIII) che hanno avuto una buona risposta».

Am.P.

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