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Uccisa da un’overdose «Poteva morire anche se soccorsa»

Jacopo Della Porta
Uccisa da un’overdose «Poteva morire anche se soccorsa»

In aula il consulente della difesa del fidanzato della barista «Non è certo che Sara Teneggi potesse essere salvata»

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CARPINETI. Non c’è alcuna certezza che un tempestivo soccorso avrebbe potuto salvare Sara Teneggi, la barista di 29 anni trovata senza vita nella sua camera da letto nel pomeriggio dell’8 ottobre 2017. A sostenerlo il medico legale Alberto Martini, consulente nominato dagli avvocati Giovanni Tarquini e Giuseppe Pagliani, che assistono l’imputato Andrea Busanelli, fidanzato della vittima, a processo con rito abbreviato davanti al giudice Dario De Luca.

patteggiamento

L’altro imputato, Matteo Conca, che risponde con Busanelli del reato di abbandono di incapace e di morte come conseguenza dell’abbandono, ha chiesto di patteggiare un anno e 8 mesi (il giudice si esprimerà su questa richiesta nella prossima udienza, in calendario a febbraio). I due imputati avevano passato la serata con la barista: il giorno dopo, «pur accorgendosi che Sara Teneggi rantolava e non rispondeva agli stimoli», avevano lasciato l’appartamento verso le 13, rassicurando in seguito la madre sulle buone condizioni della figlia.

Due a dibattimento

Non hanno invece annunciato la richiesta di un rito alternativo, e dunque dovrebbero andare a dibattimento (nel caso di rinvio a giudizio), Erik Lile e Silvano Leonardi, difesi rispettivamente dagli avvocati Matteo Iotti e Domenico Noris Bucchi, accusati di cessione di droga. Secondo le accuse, Leonardi avrebbe ceduto metadone, mentre Lile cocaina.

Gli avvocati Pagliani e Tarquini hanno chiesto il rito abbreviato con la condizione di poter produrre una consulenza. L’accusa sostiene che Sara Teneggi, deceduta per un mix di metadone e alcol, poteva essere salvata se soccorsa in tempo.

La ragazza è morta tra le 13 e le 16.30 del pomeriggio. Per i consulenti nominati dal pm, «è del tutto ragionevole affermare che un intervento sanitario tempestivo avrebbe verosimilmente consentito di contrastare gli effetti tossici del metadone e sostenere le funzioni vitali di Sara Teneggi». Il professor Alberto Martini contesta questa conclusione. Secondo il medico legale siamo «ben lontani dalla ragionevole certezza che anche qualora fossero stati allertati i soccorsi, questi avrebbero garantito il supporto terapeutico in tempo utile». Per affrontare emergenze sanitarie del genere, sono disponibili dei farmaci, come il Naloxone, in grado di contrastare la depressione respiratoria.

Sara Teneggi alle 13 rantolava e non si svegliava, come raccontato dagli imputati. Secondo Martini, la presenza del rantolo è un segno tipico di una situazione di rischio grave di morte imminente. Anche se fosse stato lanciato l’allarme, sarebbero passati almeno 30 minuti e l’eventuale somministrazione del Naxolone non è scontato che avrebbe risolto la grave depressione respiratoria. Per la condanna serve la ragionevole certezza e per la difesa questa è lungi dall’esserci.

Jacopo Della Porta

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