Saman, il procuratore ascoltato in Senato
Audizione segreta in Commissione Femminicidio per il pm Isabella Chiesi sul caso della 18enne pakistana
novellara. Mentre le ricerche del corpo sono ferme al luglio scorso e le indagini vanno avanti, martedì il procuratore capo reggente di Reggio Emilia, Isabella Chiesi, è stata ascoltata a Roma dalla Commissione parlamentare d’inchiesta del Senato sul femminicidio e sulla violenza di genere.
Il magistrato ha riferito sulla scomparsa di Saman Abbas, la 18enne pakistana di Novellara di cui non si hanno notizie dalla notte del 30 aprile scorso: è stata uccisa, secondo gli investigatori reggiani, dalla famiglia, a compimento di un disegno che coinvolge padre, madre, due cugini e uno zio.
L’audizione si è conclusa nel primo pomeriggio e si è svolta in seduta segreta come concordato nell’ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi del 7 luglio scorso, con il parere favorevole espresso dalla commissione stessa.
Le ricerche del corpo di Saman da parte dei carabinieri sono andate avanti praticamente ininterrottamente per 67 giorni. Uno dei cugini della ragazza, immortalato in un video in cui con altri parenti si dirigeva verso le campagne con attrezzi da scavo, è stato arrestato in Francia: è l’unico a essere in cella. Un altro cugino e lo zio sono riusciti a scappare, passando per Imperia e raggiungendo la Francia. Si pensa che possano essere riusciti ad arrivare in Pakistan. Di certo, qui sono giunti il padre e la madre della giovane, con un volo da Milano con scalo lo scorso primo maggio.
Hanno avuto un peso cruciale nelle indagini le dichiarazioni del fratello minore di Saman – acquisite anche in incidente probatorio – che ha raccontato come sia stato lo zio l’esecutore materiale del delitto. Altresì, ha anche raccontato come qualche giorno prima ci fosse stato una sorta di incontro famigliare in cui sarebbe stato anche deciso di fare a pezzi il suo cadavere per disfarsene a Guastalla. La sparizione di Saman è da ricondurre al suo no al matrimonio combinato che aveva organizzato per lei la famiglia in Pakistan, con un parente più grande.
La giovane, invece, voleva vivere a modo suo, si era innamorata di un connazionale e progettava di fuggire con lui.
Era stata accolta in una comunità dopo aver denunciato la famiglia per quelle nozze forzate, ma era poi tornata a casa, da maggiorenne.
Voleva riappropiarsi del suo passaporto per essere libera di compiere le sue scelte. Ma secondo chi indaga lì sarebbe stata decretata la sua tragica fine.
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