Gazzetta di Reggio

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L’inchiesta 

Scoperto giro di false fatture per smaltimenti inesistenti

Daniele Alberini

Sei gli arresti scattati ieri tra Parma e il Piemonte Uno degli indagati è residente a Cadelbosco Sopra. Al centro il pietrisco usato lungo i binari

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Cadelbosco sopra. Tocca anche il Reggiano l’inchiesta della Polizia di Stato e della Guardia di finanza di Verbania sul traffico di tonnellate di pietrisco rimosso dai binari delle linee ferroviarie, conosciuto come ballast. Ieri sono stati eseguiti 6 arresti, 21 perquisizioni in abitazioni private e in sedi di società in Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna oltre che al sequestro di 2,5 milioni di euro. Coinvolte le province di Parma, Milano, Monza Brianza, Novara, Mantova, Lecco e Reggio Emilia.

Sotto la lente degli investigatori ci sono tre società mentre sono dieci le persone indagate, a vario titolo, per associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale e truffa. Tra gli indagati c’è un 40enne di Cadelbosco Sopra, presso il quale sono state fatte perquisizioni documentali.

Quattro degli arrestati sono residenti a Domodossola. Fra questi figura un imprenditore di Melito Porto Salvo (Reggio Calabria), che gestisce dal 2006 una società di smaltimento rifiuti in Ossola, e due suoi dipendenti. Tra gli altri arrestati un dipendente di una ditta di Parma, una delle società coinvolte, e un uomo originario di Cutro (Crotone) e residente in provincia di Parma e un socio della stessa società di Parma.

La Rete Ferroviaria Italiana ed altre società operanti nel settore trasporti hanno appaltato lavori relativi alla rimozione, smaltimento e sostituzione del ballast, pietrisco posto alla base dei binari ferroviari che dopo un determinato periodo perde le caratteristiche tecniche. Per tale ragione, una volta rimosso, deve essere trattato presso un impianto specializzato per poi essere eventualmente impiegato per altri usi diverso da quello ferroviario.

Le indagini hanno permesso di evidenziare che una società di Parma, che rimuoveva il ballast, non inviava però il materiale alla società ossolana, così come risulta dai documenti. Il sistema di frode veniva realizzato attraverso dei viaggi simulati che venivano mascherati con formulari falsi compilati dalla società e con delle false fatture emesse da parte dell’azienda di Vogogna.

Le indagini sono state avviate in seguito ad accertamenti effettuati in relazione ad un altro reato denunciato nell’ambito di un contenzioso tra due soci della ditta di Vogogna.

Gli approfondimenti investigativi svolti dalla Squadra Mobile di Verbania, attraverso numerosi pedinamenti e sopralluoghi, oltre che mirati accertamenti e attività tecniche, hanno permesso di riscontrare alcune criticità nella gestione degli affari tra le due società e di rilevare lo spessore dei soggetti coinvolti: oltre 250mila tonnellate di materiali non hanno mai raggiunto l’impianto ossolano, nonostante risultasse la loro movimentazione dai documenti contabili e di trasporto.

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