Verso la chiusura i grandi poli vaccinali Terza dose al via la settimana prossima
reggio emilia. Con l’aumento delle persone protette e la fine della frenesia vaccinale dei mesi iniziali, con l’arrivo della terza dose e con il maggior coinvolgimento dei medici di base presto potremmo dire addio ai grandi padiglioni dedicati alla somministrazione delle dosi anti Covid.
Una chiusura progressiva che è già iniziata in tre distinti distretti: a Castelnovo Monti è cessata da ieri l’attività vaccinale al parco Tegge di Felina, così come alla casa della salute di Fabbrico e alla Casa del Teatro di Montecchio.
«Il superamento di alcune sedi che sono state aperte in questi mesi di emergenza – chiarisce la direttrice generale dell’Ausl di Reggio Emilia, Cristina Marchesi – è legato anche ai costi di gestione, non indifferenti. Costi che vanno sostenuti ma solo se giustificati da un numero di accessi importanti. Intanto abbiamo proceduto con la chiusura delle sedi che erano un raddoppio rispetto a presidi già esistenti e una volta che avremo più informazioni sul proseguo della campagna vaccinale adotteremo le decisioni conseguenti».
Certo è, precisa ancora la Marchesi, «che soprattutto gli spazi adatti alla grossa ricettività, come quelli alle Fiere di Mancasale, al momento non sono più giustificate dai numeri delle vaccinazioni».
Dirimente per il futuro dei centri vaccinali creati ad hoc durante l’emergenza sarà l’estensione della terza dose di vaccino, attualmente prevista solo per le persone immunodepresse e i cosiddetti “grandi anziani”. «Con queste fasce di popolazione – continua la dottoressa – partiremo la settimana prossima ma si tratta di un numero molto modesto di cittadini, non certo le quantità a cui siamo abituati. Al momento Aifa ha deciso di dare priorità a loro e solo in seguito verranno diramate le indicazioni anche per la restante parte della popolazione. In ogni caso sarà una sola dose, è un lavoro che va calando».
A superare i centri vaccinali, secondo le ipotesi al vaglio del governo, dovrebbero essere soprattutto i medici di base che, si prevede, contatteranno di volta in volta le persone da vaccinare. «Siamo in contatto costante con la medicina generale – conclude la Marchesi – ma siamo ancora in una fase di attesa».
L. G.
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