«Non è nell’acqua è sepolta nel bosco»
Il sensitivo tedesco Schneider dice di lasciar perdere le serre «Le mie dita si fermano su un punto preciso della cartina»
novellara. Chi ha preso a cuore il caso di Saman (non solo in Italia, ma anche all’estero) ha chiesto, all’inizio di giugno, un aiuto al sensitivo tedesco Michael Schneider che, negli anni, ha collaborato con successo al ritrovamento di persone disperse, risolvendo vicende clamorose e tristemente note.
Dopo alcuni giorni il chiaroveggente ha dato il suo responso anche sulla giovane pakistana scomparsa da Novellara: «Mi basta guardare una foto per sentire se quella persona è viva o morta – spiega sempre Schneider – e raramente vedo immagini. Se voglio trovare uno scomparso prendo una mappa e lascio che i miei occhi e le mie dita vaghino sulla cartina sempre più nel dettaglio finché si fermano su un punto preciso. Non mi occorre sapere molto del caso: solo il nome della persona, il luogo di residenza e l’ultimo di avvistamento». Interpellato nel luglio scorso dal nostro giornale, è entrato più nello specifico: «Sento che Saman purtroppo non è più tra noi. Ho scritto ai carabinieri più di una mail con le coordinate su dove si trova: non dovete cercare il suo corpo nelle serre, ma in un boschetto che si trova nella zona a nord di Novellara». Il sensitivo 50enne – con una laurea in tasca in Scienze politiche – opera gratuitamente e di definisce un “trasmettitore”, come un ricevitore radio che veicola informazioni dal mondo spirituale a quello terreno».
E parla di dono ricevuto dal nonno, fatto di sensazioni soprannaturali fortissime: «Fino ai 19 anni non riuscivo a interpretarle. Poi, dopo una grave malattia, è diventato tutto molto più chiaro e negli ultimi anni il dono è aumentato. Per conservarlo devo pregare, meditare molto e comportarmi in modo corretto. Il mio dito gira sulla cartina e poi si ferma. Le indicazioni possono essere via via sempre più precise».
Sempre intervistato dalla Gazzetta ha poi fatto una specificazione: «Io non dico mai chi è o chi non è l’assassino, queste sono cose che riguardano la polizia, i carabinieri, chi indaga sui casi. Sulle colpe io non ho niente da dire. Saranno le indagini a portare i frutti, per ogni situazione e anche per Saman. E non lo faccio per soldi. Lo faccio per aiutare. Quando lavoravo come giornalista seguendo i casi della polizia ho visto l’angoscia nei famigliari che cercavano i loro cari. È per loro che voglio portare il mio aiuto. Vorrei far capire alla gente che c’è qualcosa tra il cielo e la terra, che non finisce lì».
Fatti di cronaca, articoli di stampa, percezioni che lasciano sgomenti. «C’è chi pensa che io sia un eroe e chi mi dà del pazzo o del ciarlatano — ha spiegato anche di recente — ma io voglio essere utile, per quanto possibile, a chi ha perso i suoi cari».
E tornando al caso Saman, il sensitivo non crede neppure che il corpo sia stato smembrato e gettato nel Po, come progettato dai familiari nella riunione del 30 aprile svelata dal fratello della diciottenne durante l’incidente probatorio in tribunale: «È sepolta».
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