«Lo spirito di collaborazione è assente in chi fa le attività»
Campi sportivi di Salvaterra: replica di Cassinadri, tirato per la giacchetta da Rossi. «In cinque anni non ci sono state iniziative specifiche per i diversamente abili»
CASALGRANDE. «La gestione dei campi di Salvaterra? Lo spirito di collaborazione è assente». Tirato in ballo dal parlamentare ed ex sindaco Andrea Rossi, l’attuale presidente del consiglio comunale casalgrandese Marco Cassinadri interviene nella sempre più accesa discussione nata attorno agli impianti sportivi del parco Liofante a Salvaterra. A luglio, il bando per l’affido emanato dal Comune è stato annullato a due giorni dalla scadenza per una valutazione sulla contemporaneità con i lavori di rifacimento degli spogliatoi della stessa struttura. Da allora, i contrasti e gli interventi non si sono mai fermati, con tante prese di posizione di società sportive e delle opposizioni consiliari. Pochi giorni fa il sindaco Giuseppe Daviddi ha parlato di un utilizzo strumentale del volontariato sportivo da parte delle precedenti amministrazioni e di gestioni più attente all’aspetto economico che al coinvolgimento ad ampio raggio.
Rossi, sindaco dal 2004 al 2014, ha replicato ricordando l’impegno in quel senso di molti attuali sostenitori della lista civica di Daviddi, in passato sostenitori del centro-sinistra proprio come l’attuale primo cittadino, consigliere di maggioranza nella scorsa legislatura. Rossi citava in primis Cassinadri, in passato assessore e vicesindaco con delega allo Sport, fra gli amministratori più attivi nel settore. Il deputato Pd ribadiva poi come la questione economica, per gli spazi e l’impegno sportivo vero e proprio, fosse un punto non da sottovalutare, ma anzi da rispettare, perché garantiva tenuta al sistema. Ora tocca a Cassinadri prendere la parola, partendo dal codice etico dello sport di Casalgrande presentato nel maggio 2014, in cui si sottolineava come l’inclusione sportiva della disabilità dovesse essere uno dei cardini delle attività locali.
«Le associazioni, i gruppi e le cooperative sportive di Casalgrande si impegnano formalmente sia sottoscrivendo questo codice, sia inserendolo nel loro regolamento, ad attivarsi in prima linea per la promozione di opportunità anche per atleti diversamente abili», era la conclusione del punto 8 del codice. «Purtroppo, mentre alcune realtà hanno fatto proprio quanto sottoscritto, per altre è rimasta lettera morta, e di questo tutta la comunità casalgrandese non può che rammaricarsi», sostiene Cassinadri tornando al cuore delle polemiche.
L’ex vicesindaco richiama poi l’avviso pubblico per l’impianto di via Santa Rizza, nel capoluogo, in cui si domandavano sforzi per promuovere percorsi inclusivi, a suo dire non realizzati: «Non ricordo esserci stati nei cinque anni di validità della convenzione iniziative specifiche per i diversamente abili». Un altro esempio riguarda il calcio: «Uno degli obiettivi delle amministrazioni comunali negli ultimi 13 anni è stato quello di lavorare insieme per una società unica di calcio che condividesse i valori del codice etico e che li mettesse in pratica. Purtroppo, non posso che constatare un’adesione parziale a questo progetto ambizioso, ma pensato unicamente a vantaggio di tutta la collettività, non solo di una parte», è il suo parere.
E si arriva ai campi di Salvaterra, su cui si sarebbe riprodotto lo stesso schema: «Credo che mentre l’amministrazione abbia cercato, negli ultimi provvedimenti adottati, di dare la possibilità a tutti di rendere disponibili spazi alle scuole calcio presenti nel Comune, lo spirito di collaborazione, che invece dovrebbe animare chi fa attività con e per i nostri bambini, è assente».
Adriano Arati
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