Il comitato di Cella: «No a una via Emilia bis da Reggio a Parma»
Ambra Prati
REGGIO EMILIA. «Sulla via Emilia bis la parola partecipazione presuppone che a riunirsi non siano solo i rappresentanti delle istituzioni, ma i cittadini stessi. Tuttavia dobbiamo constatare con amarezza che il percorso intrapreso, che inizialmente ci è parso autentico, ha ricevuto una battuta di arresto importante e ha deviato tristemente verso altri canali appartenenti a logiche passate di pensare e di fare politica».
È una bocciatura in piena regola dell’idea di un’unica via Emilia bis tra Reggio e Parma quella di Maria Cristina Guarnieri, vicepresidente del comitato delle frazioni di Cella, Cadè e Gaida, nato a seguito della morte del dodicenne Yuness Lakdar investito a Cella il 4 dicembre 2020.
«Bisogna iniziare un percorso dialettico– sostiene Guarnieri – con l’amministrazione comunale di Reggio, la Prefettura, il Comune di Sant’Ilario e la Provincia al fine di raggiungere due obiettivi: la riqualificazione della via Emilia tra Cella e Gaida in termini di sicurezza e la progettazione della variante nello stesso tratto per fare defluire il traffico di attraversamento dai centri abitati». Alla luce di quanto dichiarato dal sindaco Luca Vecchi e altri rappresentanti istituzionali nel corso di eventi pubblici negli ultimi mesi in merito al tema della via Emilia bis tra Reggio e Parma, il comitato sente «la necessità di offrire due riflessioni riguardo al metodo e al contenuto».
«Le nostre innumerevoli richieste – prosegue la vicepresidente del comitato – di riunire, insieme a noi intorno allo stesso tavolo, i rappresentanti del Comune di Reggio, di Sant’Ilario e la Provincia, come promesso dall’assessore ai Lavori pubblici Tria, sono state disattese e mai concretizzate, mentre domenica 5 settembre alla Festa del Partito Democratico di Sant’Ilario è stato organizzato un evento in merito al tema della variante della via Emilia alla presenza non solo degli stessi soggetti istituzionali dai noi sempre cercati, ma anche del sindaco di Parma e del presidente della Provincia di Parma. A questo si aggiunge che la nostra associazione non è stata, sbadatamente o volutamente, informata di questo incontro. A nostro avviso il fatto è metodologicamente gravissimo, perché le maggiori cariche istituzionali degli enti locali del territorio hanno preferito riunirsi in una festa di partito prendendo le forme tipiche della propaganda e raggiunge solo una parte della comunità cittadina. Sarebbe stato più corretto privilegiare l’incontro formale e invitare quei cittadini che, volenti o nolenti, a oggi si sono di fatto interessati a nome di tutti alla questione e che sono in grado di stare nel dibattito, se viene data loro la possibilità e lo spazio adeguato di parlare».
La seconda riflessione è di contenuto e «si riferisce alla proposta, più volte comparsa sui giornali locali nei mesi estivi e presentata ufficialmente alla Festa del Pd sopra menzionata: presentare in Regione la richiesta di realizzare la variante alla via Emilia per tutto il tratto da Reggio fino a Parma, e non più solo per il tratto Cella-Calerno. A nostro avviso la proposta condivisa dai due sindaci di Reggio e Parma e dai presidenti delle due Provincie si scontra con le indicazioni regionali. Lo dimostra il documento inviato dal nostro stesso Comune ad aprile 2019, firmato dall’assessore Carlotta Bonvicini come Osservazioni al Prit, che in merito alle varianti non parla di una strada che colleghi le due città, piuttosto richiede di realizzare la variante della via Emilia da Cella fino a Sant’Ilario. Come cittadini siamo perciò disorientati e sconcertati da questa proposta che non ci sembra in linea con i documenti ufficiali della Regione e soprattutto con quanto affermato e richiesto dallo stesso Comune di Reggio fino a poco tempo fa».
«Siamo inoltre consapevoli – sostiene lo stesso comitato delle frazioni di Cella, Cadè e Gaida – come una variante che metta in collegamento due città avrebbe costi e tempi di proporzioni enormi, rispetto a una strada tra Cella e Calerno che per quanto sia stata sempre definita come un’opera “monumentale”, al di fuori della capacità comunali, misura circa 6 chilometri. Inoltre se venisse approvata la proposta di una variante tra Reggio e Parma il Comune di Reggio si assumerebbe ancora la responsabilità, come promesso rispetto alla variante Cella-Gaida, di realizzare la sua progettazione, e velocizzare i passaggi nel processo di cooperazione con Anas?».
«Ci auguriamo – questa la conclusione – che ci sia a breve la possibilità di riprendere il percorso di partecipazione con le istituzioni e venga data la possibilità ai cittadini di entrare nel merito di questa proposta, per evidenziare dubbi e preoccupazioni».
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