Macron e Biden tornano a parlare Incontro in Europa entro un mese
La crisi scatenata dall’accordo fra Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia Parigi rimanda l’ambasciatore a Washington. Johnson: «Calmatevi...»
LA CRISI
Alla fine Macron e Biden si sono parlati. A distanza di una settimana dall’annuncio del Patto Australia, Stati Uniti e Gran Bretagna c’è stato un primo chiarimento tra il presidente francese, Emmanuel Macron, e quello americano, Joe Biden. La Francia si aspettava da Washington delle parole che giustificassero le trattative segrete che hanno portato all’accordo Aukus e alla successiva cancellazione del contratto per la fornitura di sottomarini al governo di Canberra da parte di Parigi. Entrambi i capi di Stato hanno deciso di aprire un processo di consultazioni approfondite, «finalizzate a creare le condizioni per garantire la fiducia». Non solo: l’ambasciatore francese negli Usa, che era stato richiamato in patria da Macron, tornerà a Washington la prossima settimana e i due presidenti si incontreranno in Europa alla fine di ottobre. Segnali di disgelo che hanno fatto seguito alla telefonata tra le due sponde dell’Oceano. Un invito alla calma era arrivato da una delle parti in causa: «Penso sia tempo che alcuni dei nostri più cari amici nel mondo si calmino», aveva detto prima della telefonata il premier britannico Boris Johnson. Biden e Macron hanno convenuto «che la situazione avrebbe beneficiato di consultazioni aperte tra alleati su questioni di interesse strategico per la Francia e i nostri partner europei». Gli Usa «riconoscono l’importanza di una difesa europea più forte e capace» in grado di contribuire positivamente alla sicurezza transatlantica e globale e che sia complementare alla Nato. Ma la questione va ben al di là della commessa dei sottomarini.
Il punto è che la regione indo-pacifica, per dirla con le parole dell’Alto rappresentante Josep Borrell, sarà «il centro di gravità del mondo, è lì che si stanno muovendo tutti». E da sola crea il 60% del pil globale, due terzi della crescita globale ed è il secondo mercato più grande per le esportazioni europee. E non solo la Francia, che ha anche i suoi territori oltremare, ma tutta l’Europa ha interesse ad avere più influenza nella regione. Il patto Aukus scombina un po’ le carte messe in tavola la scorsa settimana da Bruxelles con l’annuncio della nuova strategia sull’indo-pacifico. Non a caso dalla Commissione – e dal Consiglio Affari generali di martedì – finora la presa di posizione è stata tenue: oltre alle attestazioni di solidarietà con la Francia e il rammarico di aver saputo dell’accordo a cose fatte. Nonostante l’Ue fosse un partner strategico nell’area. Nel collegio dei commissari si è discusso dell’impatto di Aukus per l’Ue, di tutta una serie di implicazioni potenziali e ribadita la solidarietà verso la Francia, «trattata in modo inaccettabile», aveva detto la presidente von der Leyen il giorno prima. «Riteniamo che Australia, Gran Bretagna e Usa rimangono i nostri alleati e amici ma è importante che gli alleati e gli amici parlino tra di loro», ha affermato il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis.
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