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casalgrande, parla l’AC Casalgrandese 

«Revoca del bando Dicano quali sono i veri motivi»

Adr.Ar.
«Revoca del bando Dicano quali sono i veri motivi»

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CASALGRANDE. «Se l’AC Casalgrande non ha fatto sforzi per l’inclusione sportiva della disabilità, allora chi l’ha fatto? E perché nessuno vuole ancora dire il motivo della revoca del bando per il campo di Salvaterra?».

Non vuole proprio fermarsi la polemica nata ormai mesi fa attorno alle strutture sportive a fianco del parco del Liofante in via Mascagni a Salvaterra di Casalgrande. Un complesso vasto, che necessita di nuovi spogliatoi, la cui gestione era stata affidata a luglio a un bando comunale sospeso il 29 luglio, a due giorni dalla scadenza naturale. Una scelta, quella dell’ente, che ha generato parecchie discussioni da parte delle opposizioni consiliari e di alcune società sportive, fra cui l’AC Casalgrande del presidente Guido Campioli. Nella fila di interventi degli ultimi giorni, l’AC è stata tirata in ballo da Marco Cassinadri, oggi presidente del consiglio comunale e consigliere della lista civica che sostiene il sindaco Giuseppe Daviddi, nei dieci anni precedente vicesindaco e assessore con delega allo Sport nelle amministrazioni di centro-sinistra di Andrea Rossi e Alberto Vaccari.

Cassinadri, sollecitato da Rossi, ha risposto parlando dei progetti inclusivi da lui promossi e a cui diverse realtà non avrebbero fornito collaborazione. La sua presa di posizione ha generato la reazione di Campioli: «Prima di indicare noi come “società che non ha fatto nessuno sforzo per promuovere questi percorsi inclusivi” dovrebbe andare a vedere veramente quello che la nostra società ha fatto in questi anni, ma soprattutto verificare quanto le altre società hanno fatto per promuovere questi percorsi». «La nostra società è una delle poche ad aver firmato il codice etico depositato in Comune. È stata l’unica a fare incontri con i giovani con personale specializzato, per affrontare il problema delle droghe, a collaborare con i servizi sociali per l’inserimento di giovani con problemi famigliari ed economici e, assieme ai Boys, a sponsorizzare uno spettacolo teatrale sul suicidio di un ragazzo che aveva assunto Lsd» dice. Inoltre, continua, «è l’unica società che assieme ai Boys regolarmente aiuta le associazioni come l’Anfass di Sassuolo per finanziare il reinserimento di bambini problematici, oltre a sostenere Grade, Ema, associazione Vittorio Lodini». L’AC Casalgrande si è impegnata, sostiene Campioli, al contrario di altre: «Ci auguravamo che questo suo progetto coinvolgesse tutte le società sportive, non solo di calcio. Bene, allora cominci a fare nomi e cognomi di società che hanno fatto più di noi a livello sociale. Perché – prosegue – noi siamo in grado di accogliere tutti i bambini e gli adulti che vogliono giocare e fare calcio, ma soprattutto divertirsi, noi siamo in grado di fare solo questo. Lei non è stato in grado di fare un percorso sportivo con persone qualificate e accompagnare questi bambini e questi ragazzi». Il fronte della discussione si allarga poi alla consulta sportiva: «Come mai sono stati sospesi gli incontri dove tutte le società potevano partecipare e discutere democraticamente dei vari problemi sportivi e strutturali?». E si torna anche ai tanto discussi campi di Salvaterra: «Perché è stato revocato il bando? Con che criteri i sono stati dati in gestione alla società Veggia? Perché i campi di Salvaterra rimangono al 70% vuoti e alla società Boys Casalgrande sono stati negati gli spazi?».

Adr.Ar.

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