Scuole e nidi ancora senza tempo lungo «Ma così ormai siamo allo stremo»
Nei giorni scorsi la raccolta delle richieste dall’Istituzione Tempi e attivazioni incerte. Le famiglie: «Siamo in difficoltà»
Elisa Pederzoli
REGGIO EMILIA. Non è ancora stato attivato il tempo lungo nelle sezioni di nido e scuola d’infanzia comunali di Reggio Emilia. Nei giorni scorsi, l’Istituzione ha fatto compilare alle famiglie una manifestazione di interesse per sapere quanti sono i bambini per i quali i genitori chiedono di rimanere a scuola fino alle 18, e che hanno i genitori che in quella fascia oraria lavorano. Un sondaggio finalizzato all’organizzazione del servizio che, a differenza dell’epoca pre Covid, non può più articolarsi in una sezione unica per tutta la scuola, ma deve corrispondere a tante sezioni quante sono quelle in cui si raggiungono le richieste minime (5 bambini per il nido, 7 per le scuole d’infanzia). Questo per consentire il mantenimento delle cosiddette “bolle” che permettano, in caso di un positivo, di fermare sola la sezione, e non l’intero plesso.
Ma in attesa di sapere l’esito delle manifestazioni di interesse, e il vaglio delle rispettive domande, le famiglie sono in fibrillazione. Perché se per tutto lo scorso anno scolastico hanno tenuto duro rispetto alla mancata attivazione del tempo lungo, mamme e papà che non possono contare sull’aiuto di nonni o parenti in prossimità, ora sono allo stremo. E le incertezze sulla attivazione del servizio, sui tempi eventuali di partenza, sta esasperandole famiglie. E assere maggiormente in difficoltà nella sempre delicata gestione figli-casa-lavoro – bisogna dirlo – sono le mamme. Per questo, si sta alzando un grido di protesta, ma soprattutto di aiuto.
«Sono un’infermiera, lavoro su turni. La sera finisco alle 21. E mio marito è un artigiano libero professionista e si sa: se si lavora si guadagna, se no, no. Ho chiamato l’Ufficio Scuole e Nidi e mi hanno detto che ancora non si sa se il tempo lungo verrà attivato, nella nostra sezione sono state fatte 7 domande, bisogna vedere se tutte verranno accolte e comunque poi ci sarà la gara di appalto. Parlano già di novembre per il via... Se avessi saputo che a fine settembre ancora non si sa se verrà attivato il tempo lungo, avrei valutato di ritirare i miei figli per una scuola privata che garantiva questo servizio. Ci stanno mettendo in croce». Così parla Maria Elena Faragasso, mamma i cui figli frequentano la scuola Anna Frank. «Sto andando avanti chiedendo alle colleghe di fare il turno di pomeriggio al posto mio, creando disagi. Così è complicato...». Un’altra mamma, Manuela Sarasiliti, racconta che ha due figlie: «In una sezione abbiamo raggiunto il numero, nell’altra no. Che faccio? Tra l’altro le due scuole sono in luoghi opposti. E trovare una baby sitter che abbia l’auto e si possa spostare per andare a prendere l’una e l’altra è difficilissimo. Perchè non è stata fatta a luglio questa manifestazione di interesse? Io capisco che non possano fare una classe unica, ma settembre è troppo tardi per trovare una soluzione. Fateci pagare anche di più, ma fate partire il servizio». «Il tempo lungo è stata una delle ragioni per cui ho scelto la scuola comunale: io sono pugliese, mio marito siciliano, non abbiamo aiuti qui e tutti e due lavoriamo in banca e finiamo alle 17.45. Non avere il tempo lungo è un grande disagio. Per ora è qui mia madre, ma presto tornerà giù. Una baby sitter? Non si trovano con l’auto» racconta Annalisa Germinario, un’altra mamma con una figlia all’Anna Frank.
Marcella Canino, punta il dito sui tempi: «Non c’è stata tempestività, è un disservizio. Dicono che forse parte a dicembre, ma nella nostra sezione le domande sono state solo 7 e bisogna vedere se verranno tutte accettate. Una persona che deve lavorare come fa? Se uno non ha nessuno che lo aiuti, deve contare solo su se stesso e non si può programma un settimana alla volta». Maria Rosaria Romano aveva scelto la scuola Anna Frank proprio perchè vicina al lavoro, ma ora che il tempo lungo è fermo, quella collocazione è diventata un problema: «E trovare una persona che si prenda la responsabilità di prenderla in auto, portarla a casa nostra in zona Ariosto e la tenga per un’ora e mezza non è facile ed è costoso». Mariarosa Belsito è una mamma e una docente: «La mia domanda è stata presa in esame come quella di tutti, il fatto è che quando si chiede ad un insegnante di segnalare l’arco orario del suo lavoro, il pomeriggio ufficialmente non è contemplato, perché sul contratto sono segnalate le 18 ore della mattina, mentre collegi, consigli, riunioni varie e colloqui pomeridiani con i genitori non sono contemplati: tutti impegni frequenti e se ti va bene calendarizzati da settembre, altrimenti lo sai quando la scuola te li comunica».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
