Strage, i soldi di Gelli nella banca svizzera «Sul suo conto cifre sostanziose»
Un’ex funzionaria Ubs rivela un nuovo retroscena inedito Assente Bellini per legittimo impedimento dopo il malore
REGGIO EMILIA. Si è tornato a parlare dei conti svizzeri del capo della P2 Licio Gelli, indicato dalla Procura generale di Bologna come uno dei mandanti della strage del 2 agosto 1980, nell’udienza di ieri del processo sull’attentato, in corso davanti alla Corte d’Assise, che vede come principale imputato la Primula Nera reggiana ed ex Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini, ieri assente per legittimo impedimento dopo il malore che lo ha colpito il 3 settembre. Nonostante la sua assenza, Bellini aveva dato parere positivo allo svolgimento dell’udienza. E l’unica udienza destinata a slittare è quella che era stata programmata per domani. La testimone principale ascoltata ieri è stata l’ex funzionaria della banca Ubs di Ginevra, Michele Agnolini, che gestì il conto di Gelli tra fine anni ’70 e primi anni ’80 ed ebbe a che fare anche con il “numero due” della P2, Umberto Ortolani, e con Marco Ceruti, prestanome e cassiere di Gelli. In videocollegamento dalla Svizzera e con l’aiuto di un’interprete dal francese, Agnolini ha confermato, con diversi «non ricordo», quanto mise a verbale nel 1984, quando disse, tra le altre cose, che il conto di Gelli era il più importante che avesse mai gestito, che il venerabile non le spiegava mai l’origine dei fondi e i motivi dei pagamenti che gli venivano fatti, che il conto di Ceruti fu sempre alimentato con soldi provenienti da quello di Gelli e che nel maggio 1981 quest’ultimo cambiò il nome sul suo conto da “Gelli” a “Gori” perché, le disse, «la sinistra voleva attaccarlo ed era necessario evitare che venissero fatte domande alla banca sul suo nome»: «Aprì il suo conto con una cifra sostanziosa e poi ha continuato ad avere entrate sempre più regolari e considerevoli». Nel corso della testimonianza è emerso un dato che la Procura generale ritiene particolarmente importante: uno dei conti cifrati della banca, a nome “Federico”, era riconducibile ad Arrigo Lugli, cambiavalute legato a sua volta a Gelli e Ortolani. Altra testimone in videocollegamento dalla Svizzera, Alix Francotte Conus, ha parlato della società “Oggicane”, che lei amministrava (dopo l’uscita dell'avvocato Michel De Gorsky) e che era riconducibile all’ex capo dell’ufficio Affari riservati delViminale, Federico Umberto D’Amato. Società che possedeva l’appartamento parigino di D’Amato, che per gli inquirenti potrebbe essere stato acquistato con soldi ricevuti da Gelli e Ortolani per organizzare la strage. Per le prossime udienze, è stato disposto l’1 ottobre, l’accompagnamento coatto per Sergio Picciafuoco, presente in stazione a Bologna il 2 agosto 1980, accusato, ma poi assolto in via definitiva negli anni ’90, di essere stato uno degli attentatori. Convocato come teste nelle scorse settimane, non si era presentato, e ieri i legali di parte civile hanno chiesto per lui l’accompagnamento coatto, richiesta accolta dalla corte presieduta da Francesco Maria Caruso.
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