Gazzetta di Reggio

Reggio

durante le indagini 

L’uomo dai tanti volti confessa i reati e incastra il suo “capo”

E.L.T.

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REGGIO EMILIA. Adrian Kaftrani aveva molti nomi ma un ruolo preciso: all’occorrenza davanti a notai o pubblici ufficiali doveva fingere di essere Costea Sorin, Marius Bogdan Voicu o Andrei Nita, per permettere al vero dominus, indicato in Fausto Neviati, dive celare la sua reale ricchezza. Fatto sta che il prestanome - 34 anni di origine albanese ma residente a Reggio Emilia - a un certo punto ha morso la mano che gli dava da mangiare. È stato pizzicato infatti dalle forze dell’ordine mentre rubava delle merci dal magazzino della Stockone spa, una delle aziende di proprietà di Neviani. Quando fu preso aveva con sè un documento di identità contraffatto. Sentitosi forse alle strette, Kaftirani ha deciso di collaborare con la Finanza nell’inchiesta sul vorticoso giro di fatture false che farebbe capo a Neviani, confermando così diversi snodi. L’albanese è considerato attendibile nei suoi racconti perché oltre che accusare si è autoaccusato di alcuni reati. Di fatto ha confermato l’esistenza di un sistema che gravitava su Neviani, il quale predisponeva documenti falsi per lo stesso Kaftirani e altri soggetti, in modo da creare con l’ausilio di professionisti compiacenti - come riporta il giudice per motivare gli arresti - identità fittizie cui affidare società e porsi così al riparo da eventuali controlli. Lo stesso Kaftirani ha ammesso di aver utilizzato diverse false identità e l’uso di documenti falsi per quei reati.

E.L.T.

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