Braccio di ferro sulla Casa della salute
Casalgrande: sui lavori pesa il caro materie prime. Il costruttore chiede adeguamenti all’Ausl e si rivolge agli avvocati
CASALGRANDE. Rischia di rallentare non poco il percorso pensato per realizzare la nuova Casa della salute di Casalgrande. Il cantiere aperto all’inizio di via Botte, in uno spazio messo a disposizione dal Comune per consentire all’Ausl di realizzare la struttura polifunzionale in cui accorpare buona parte dei servizi sanitari locali, è in questi giorni semi-deserto, rimangono i piloni e le prime gettate. Il motivo? Il Gruppo Boggia, l’azienda edile vincitrice dell’appalto indetto ormai anni fa per il cantiere avviato alla fine del novembre 2020, non ritiene di poter proseguire a pieno regime nell’attività e ha chiesto all’Ausl una revisione dell’accordo.
La scadenza originaria fissata per il novembre 2021, e poi sottoposta ad alcune deroghe, appare impossibile da mantenere, anche se i lavori ripartissero a gran ritmo. Nei giorni scorsi, i legali della Boggia hanno inviato una comunicazione certificata all’azienda sanitaria reggiana per formalizzare la propria posizione. Il problema di fondo è comune all’intero settore: l’enorme aumento del costo di diverse materie prime, causato dalle restrizioni ai trasporti dovute al Covid e ad alcuni embarghi.
«Il prezzo del ferro è triplicato rispetto a prima, e anche per legno e rame vi sono rincari del 70-80%, lo stesso vale per i derivati del petrolio, come tutte le guaine e i cavi», sottolinea Francesco Boggia, amministratore dell’omonimo gruppo edilizio campano, una realtà di livello nazionale specializzata proprio in edifici sanitari. «In queste condizioni non è possibile per la nostra azienda rispettare i termini del contratto; solo per il ferro l’aumento dei prezzi rispetto al preventivato è di circa 100.000 euro. In totale l’aumento è attorno ai 200.000 euro», precisa.
L’appalto complessivo originario è vicino agli 800.000 euro, il salto è notevole. «Non abbiamo interrotto il cantiere, la normativa per i cantieri per enti pubblici non lo consente, ma allo stesso tempo non possiamo nemmeno lavorare in passivo, la legge non lo permette. Per i nostri cantieri abbiamo richiesto ai committenti che ci venga riconosciuto un adeguamento economico, previsto in caso di situazioni eccezionali», continua Boggia. «Altrove abbiamo avuto riscontri, con l’Ausl reggiana invece non abbiamo avuto risposte e ora abbiamo attivato i nostri legali, speriamo che si possa arrivare a un accordo che permetta di completare il prima possibile un’opera di importanza pubblica». La parte legale è alle prime fasi, i tempi sono difficili da prevedere.
Si augura comprensibilmente una soluzione il più rapida possibile della vicenda Cristina Marchesi, direttore generale dell’Ausl di Reggio Emilia. «La ditta ci ha manifestato la difficoltà economica, una difficoltà che purtroppo molte aziende stanno attraversando a causa del rincaro dei prezzi. Ora vedremo se riusciremo a risolvere la situazione in qualche modo, siamo agli inizi del confronto – spiega – Non è la prima volta che accadono situazioni di questo genere, penso ad esempio all’ospedale di Correggio, in quel caso il cantiere rimase fermo per due anni, speriamo questa volta che la situazione possa sbloccarsi in tempi più rapidi. È chiaro che tutti i cantieri in generale versano in queste difficoltà a causa del rincaro delle materie prime».
Adriano Arati
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