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«I proprietari occulti della Holding erano i due Grande Aracri»

Ambra Prati
«I proprietari occulti della Holding erano i due Grande Aracri»

A Grimilde il teste Pescatore, commissario della Squadra Mobile di Bologna: «Agivano all’unisono»

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Ambra Prati

REGGIO EMILIA. «Salvatore e Francesco, proprietari occulti della Holding, si muovevano all’unisono»: così ha dichiarato Saverio Pescatore il commissario teste chiave della Dda al processo Grimilde, che si è aperto ieri con il sì all’accorpamento del filone in cui il reato associativo del 416 bis viene contestato a Francesco Grande Aracri per gli anni dal 2010 al 2012.

Il giudice Giovanni Ghini (a latere Silvia Guareschi e Silvia Semprini) ha accolto la richiesta, avanzata in precedenza dal pm della Dda Beatrice Ronchi, di riunire i due tronconi rimasti separati per una questione tecnica.

Grimilde, lo ricordiamo, è il processo per associazione a delinquere finalizzata a una serie di reati (in primis l’intestazione fittizia di beni) a carico del ramo brescellese della ‘ndrangheta targata Grande Aracri: Francesco, fratello del boss Nicolino, il figlio Salvatore (già condannato in rito abbreviato a vent’anni) – entrambi videocollegati rispettivamente dalle carceri di Novara e Frosinone –, l’altro figlio Paolo e diversi sodali. Ieri è proseguita la deposizione fiume del commissario della Squadra Mobile di Bologna Saverio Pescatore, testimone dell’accusa.

Il commissario ha snocciolato intercettazioni e circostanze su una girandola di società, che nascevano e morivano nel giro di un anno, per dimostrare che «i Grande Aracri di Brescello usavano queste società, create ad hoc o acquisite, per infiltrare l’economia locale e nazionale. Una strategia utilizzata fin dai primi anni Duemila sia per cercare di proteggere i patrimoni personali dai sequestri preventivi sia per il riciclaggio». Per additare il meccanismo seriale il commissario si è soffermato sulla Holding Srls: istituita nel 2016 con sede in via Fratelli Rosselli a Pieve e un capitale di soli 500 euro, autorizzata a operare nel confezionamento dei generi alimentari e nelle costruzioni edili (come la precedente Calabria Food), formalmente intestata a Gregorio Barberio, il quale si preoccupa di consegnare il cellulare aziendale a Salvatore Grande Aracri. Tra l’altro la Holding Srls “eredita” dalla Viesse Srl una commessa da 40mila euro per la ristrutturazione di un asilo comunale a Parma. Se è il figlio maggiore a trattare con fornitori e a presenziare agli incontri, per l’accusa il padre 67enne impartisce le direttive. Esemplare, secondo il commissario, la commessa di un appartamento a Parma: dopo lo scambio di messaggi tra Barberio e Salvatore, quest’ultimo invia due preventivi, che portano la firma di Francesco e vengono trovati nel computer del capofamiglia.

In una intercettazione Francesco riferisce ad una parente che sta andando a un sopralluogo nell’appartamento di Parma; e quando la familiare gli chiede «tu che dici?» (tradotto dall’accusa in «come ti presenti? sai che non puoi esporti») Francesco risponde «sono il geometra» (tra l’altro sopralluogo sfortunato, perché Francesco e Paolo vengono sorpresi sul cantiere dalla Municipale). Salvatore, da parte sua, commette quello che viene indicato come un clamoroso passo falso quando, dialogando con una ditta di inerti, si presenta come «il proprietario dell’immobile». «Commissario lei ha mai assistito a riunioni o ha prove che tra gli imputati fosse stato sottoscritto un patto preordinato?», è andato all’attacco l’avvocato Pablo De Luca, difensore di Barberio. Il testimone non ha risposto e ha proseguito nella disamina. «Le difese stanno accettando questa esposizione-lettura dell’informativa, ma non è questo il modo corretto di procedere, così si va in un’unica direzione e diventa arduo interloquire e controinterrogare», si è sfogato durante una pausa l’avvocato De Luca. Per lo stesso motivo, la scorsa seduta, l’avvocato Antonio Piccolo, codifensore di Francesco Grande Aracri e di altri, aveva abbandonato l’aula per protesta.

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