Camisasca: «Iniziativa di aiuto rivolta a ogni singola persona»
Il vescovo: «Fra i capannoni ho incontrato un’umanità variegata» Negri (Ausl): «Soddisfatti per come siamo riusciti a gestire la situazione»
REGGIO EMILIA. «Sono stato tre volte alle ex Reggiane, per due messe e un momento di preghiera. Ho girato per i capannoni e soprattutto ho parlato con le persone e ho toccato una umanità variegata: in parte propensa a delinquere, in parte disperata e in condizioni di vita disumane. Non si è fatto di tutta l’erba un fascio, nell’attuazione di questa iniziativa di aiuto, che ha visto la collaborazione di tanti ed è stata rivolta ad ogni singola persona». Questo il commento del vescovo della Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla Massimo Camisasca, che ha definito lo svuotamento dell’area più degradata della città come «una iniziativa reggiana, con la collaborazione di tanti: un’opera di discernimento. Si è intervenuti e si interviene dove il reinserimento è possibile. Si possono avere visioni differenti ed è giusto esprimerle – ha aggiunto Camisasca – ma ciò non toglie che si possa fare insieme, camminare insieme, trovare soluzioni convergendo sul valore della persona. E questo si traduce in un bene per ciascuno e per tutta la città. L’operazione svolta è stata un bene per l’intera città poiché in quell’area era presente una infiammazione che avrebbe potuto infettare il corpo».
«Non posso che elogiare tutti coloro che hanno operato in questo progetto – ha proseguito il vescovo – in primis la Caritas, che ha lavorato molto, e l’amministrazione comunale, che non a caso di recente è risultata prima, fra le città italiane, in una classifica sull’efficienza».
Il vescovo ha concordato con il sindaco: «La questione non è terminata. Non solo perché la rivitalizzazione durerà anni. E sfido chiunque a “chiudere” le ex Reggiane come si chiude la porta d’ingesso di casa».
«Le ex Reggiane erano una ferita nella città delle persone, una ferita che faceva male – ha fatto eco l’assessore al Welfare, Daniele Marchi – Abbiamo accolto oltre 100 persone, ma ne abbiamo incontrate quasi 300, perché i capannoni abbandonati erano un luogo di transito. Con queste persone abbiamo cercato di costruire quella fiducia indispensabile per dare corpo al progetto di fuoriuscita dall’area, cercando di mettere ciascuna di esse al centro della nostra attenzione. Ora il lavoro prosegue, con il percorso di cura, di presa in carico nell’ambito dei Servizi sociali e sanitari, di reinserimento sociale e lavorativo ove se ne realizzino le possibilità, mantenendo sempre come bussola la centralità della persona e operando per continuare ad essere una città di tutti».
«Siamo particolarmente soddisfatti per come siamo riusciti a gestire la situazione, in particolare quando, a giugno, è stato scoperto un focolaio con 32 positivi al Covid – ha aggiunto Elisabetta Negri, direttore delle attività socio-sanitarie dell’Ausl – Da aprile 2020 l’Ausl ha attivato un presidio sanitario sistematico all’interno delle ex Reggiane con cadenza settimanale: a partire da giugno 2021 la frequenza si è intensificata ed è stata portata a due volte alla settimana, fino a metà agosto quando si è tornati ad una».
Am.P.
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