Racconto choc in aula: «Mi propose del denaro per poter abusare di mia figlia»
«Gli dissi che aveva 11 anni, rispose che sembrava più grande». Mirabile della Caramella Buona: «L’abbiamo convinta a registrare le proposte»
REGGIO EMILIA. «Mi ha offerto 350 euro e poi 500 per poter toccare mia figlia di 11 anni e quando gli ho detto che era solo una bambina mi disse che per lui era come se ne avesse 20». Questo uno dei passaggi della deposizione di una mamma che ieri in tribunale ha raccontato la vicenda di cui lei e la figlia minorenne furono vittime nel 2015.
Un pensionato di 75 anni è a processo con la pesante accusa di tentata violenza sessuale, con le aggravanti previste quando la vittima ha meno di 14 anni.
In aula ieri ha testimoniato anche Roberto Mirabile, presidente fondatore della onlus antipedofilia “La Caramella Buona”, al quale la donna si rivolse, dopo che un primo tentativo di chiedere aiuto alle forze dell’ordine non era andato a buon fine («Mi dissero che dovevo portare le prove...»).
Mirabile, ha ricordato ieri, consigliò alla donna di registrare le conversazioni con l’adescatore, in modo da poter provare quello che stava raccontando. Un accorgimento messo in atto il 18 novembre 2015. La signora registrò quasi un’ora di conversazione con l’uomo. Il file venne poi consegnato alla questura di Reggio e ieri in aula ha testimoniato il poliziotto che si è occupato della trascrizione di quella conversazione, dalla quale si evincerebbe la condotta dell’imputato e anche il fatto che era a conoscenza dell’età della bambina.
La donna si è costituita parte civile, così come la bambina e la onlus, che sono tutelate dall’avvocata Monica Nassisi del foro di Roma. L’accusa è sostenuta dal pubblico ministero Maria Rita Pantani.
La madre ha raccontato che l’imputato (che è difeso dall’avvocata Raffaella Pellini) aveva iniziato a chiederle con insistenza di poter compiere atti sessuali con la figlia. Parlava di toccarla e baciarla nelle parti intime, sostenendo che non le avrebbe fatto niente di male, (mentre in realtà la condotta si qualifica come violenza sessuale). «Una volta che eravamo al bar gli tirai addosso un’aranciata e gli dissi di smettere e di lasciare stare mia figlia», ha detto la donna.
Il pensionato, secondo le accuse, si poneva nel tragitto che la bambina compiva tra la scuola e la casa.
L’uomo aveva conosciuto la donna perché frequentava un bar posto nelle immediate vicinanze dell’abitazione della signora.
La madre ha raccontato il disagio provato quando il 75enne fece dei complimenti alla figlia, che quel giorno aveva una gonna corta, guardandola in modo poco consono. Per questo mandò subito via la minore e fece presente all’uomo che aveva appena 11 anni (ottenendo la risposta che abbiamo già riportato).
Uno degli aspetti drammatici di questa vicenda, è che la donna, a causa dello stato di angoscia nel quale era finita, decise di cambiare residenza e trasferirsi in un’altra provincia. Troppa era la paura che potesse accader qualcosa alla bambina, che tra l’altro aveva capito di essere oggetto di attenzioni non benevole.
Emerge, in questa vicenda, anche una certa solitudine della mamma, che è straniera e non parla molto bene l’italiano. Prima ha faticato a trovare chi le disse retta, poi per tutelare la minore ha dovuto cambiato provincia.
L’udienza è stata rinviata al prossimo mese di dicembre, quando è prevista la discussione e probabilmente arriverà anche la sentenza del collegio giudicante presieduto dal magistrato Giovanni Ghini.
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