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richiamo alla Corte Costituzionale 

I giuristi cattolici lanciano il convegno contro l’eutanasia

Luciano Salsi
I giuristi cattolici lanciano il convegno contro l’eutanasia

Fornita una sponda giurisprudenziale al vescovo Camisasca «Il sì al referendum porterebbe a una depenalizzazione» 

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Luciano Salsi

REGGIO EMILIA. I giuristi cattolici si richiamano alla Corte Costituzionale per fornire a Massimo Camisasca una solida sponda giurisprudenziale, anziché teologica, nell’aspra disputa sull’eutanasia suscitata dall'intervista rilasciata dal vescovo al giornale La Verità. A loro parere la sentenza che ha assolto Marco Cappato per l’aiuto al suicidio del dj Fabo è soltanto un’eccezione che non scalfisce il principio generale della punibilità di chi agevola il suicidio o, peggio ancora, uccide il consenziente.

Se ne parlerà martedì prossimo 5 ottobre in un convegno che sarà trasmesso in diretta alle 15,30 sul canale YouTube di LibertàTv. Vi parteciperanno, insieme a Camisasca, il presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli e l’avvocato Carmelo Leotta, associato in diritto penale dell’Università Europea di Roma. Ne dà notizia l’avvocato Matteo Fortelli, vicepresidente dell’Unione Giuristi Cattolici di Reggio Emilia.

I radicali hanno raccolto un milione di firme per il referendum sul fine vita che punta ad abrogare parzialmente l'articolo 579 del codice penale, che punisce con la reclusione da sei a quindici anni l’omicidio del consenziente.

Il parere contrario di Camisasca era stato ripreso dalla Gazzetta di Reggio all’inizio di settembre insieme alle risposte di Christian Sesena, segretario provinciale della Cgil, e di altri reggiani favorevoli all’eutanasia.

«Le preoccupazioni del successore di San Prospero – esordiscono i giuristi cattolici – sono state variamente bollate come residui di una mentalità antica o frutto di preoccupazioni anacronistiche o derivazioni di una qualche volontà di egemonia culturale da parte della Chiesa cattolica».

A loro parere il pronunciamento dettato al Presule dalla fede coincide invece con gli argomenti che la semplice ragione ha suggerito al massimo organo della magistratura. «Molti si stupirebbero – spiega l'avvocato Fortelli – nel constatare che in realtà quanto dichiarato da monsignor Camisasca è assai più vicino alle preoccupazioni espresse dalla sentenza della Corte costituzionale n. 242/2019 (che ha consentito l’assoluzione di Cappato) di quanto i promotori del referendum vanno asserendo, magari facendosi forza della stessa pronuncia». I giuristi cattolici esprimono dubbi e riserve sulla decisione della Consulta, ma ne prendono in considerazione l'interezza per sottolineare i passaggi in cui essa ribadisce «alcuni principi fondamentali in merito al fine-vita, che i proponenti del quesito referendario mostrano o fingono di ignorare». In particolare citano l'esplicito richiamo all'articolo 580 del codice penale, che commina la carcerazione da cinque a dodici anni a chi istiga o aiuta al suicidio. A loro avviso la Corte ritiene giusta tale punizione in linea generale, pur ammettendo la non punibilità «solo in casi particolarissimi, individuati con dovizia di dettagli».

I giuristi cattolici ritengono che il sì al referendum condurrebbe invece ad una sostanziale depenalizzazione. «Da tale distorta e orribile deriva – concludono – mette in guardia anche Camisasca, evidenziando come le prospettive di apertura all’eutanasia e al suicido assistito, dietro un formalistico rispetto della “autonomia decisionale”, siano il frutto di una radicale negazione dei doveri di solidarietà sociale, a detrimento dei più fragili».

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