In aula tutta la carriera criminale di Bellini
La Primula Nera presente all’udienza dopo il malore. La sua biografia ricostruita dal capo della Digos bolognese Marotta
reggio emilia. Tutta la storia della Primula Nera reggiana ed ex Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini, ricostruita attraverso i documenti giudiziari che lo hanno visto protagonista. Dopo due settimane di sosta forzata (con l’unica eccezione dell’udienza di mercoledì scorso) per consentire a Paolo Bellini di riprendersi dopo il malore che lo aveva colpito il 3 settembre, ieri mattina è ripreso, in Corte d’assise a Bologna, il processo sulla strage del 2 agosto 1980 che vede imputati lo stesso Bellini, Piergiorgio Segatel e Domenico Catracchia. Terminate le due settimane di riposo che gli erano state prescritte dai medici del Sant’Orsola e che erano state confermate dai periti nominati dalla corte, ieri la Primula Nera reggiana si è regolarmente presentato in aula accanto ai suoi legali, Antonio Capitella e Manfredo Fiormonti.
Dopo un paio d’ore dedicate alla discussione su alcune produzioni delle parti civili, il dibattimento è ripreso con la testimonianza del responsabile della Digos bolognese Antonio Marotta. Il poliziotto è impegnato nella ricostruzione della carriera criminale di Bellini, imputato per concorso nell’attentato alla stazione. La sua deposizione – molto ampia – è stata sospesa ed è stata calendarizzata in un’udienza della prossima settimana. Nella sua ricostruzione, Marotta ha ripercorso i primissimi anni della carriera criminale della Primula Nera, a cominciare dagli inizi degli anni ’70, prima della sua latitanza brasiliana con il nome di Roberto Da Silva, riallacciando i fili che hanno legato Bellini ad Avanguardia Nazionale – in particolare la sezione di Massa – e tratteggiando anche un profilo del padre Aldo, del quale la Primula Nera non ha mai nascosto l’influenza. Sono stati ripercorsi molti dei principali episodi di cronaca nera reggiana di quegli anni, in una ricostruzione che – in funzione di un futuro esame dell’imputato – ha visto l’obiezione della difesa di Bellini, che si è opposta all’uso di atti giudiziari con dichiarazioni rese dalla Primula Nera durante la sua collaborazione. Un’obiezione risolta dal presidente della Corte, Francesco Maria Caruso, che ha consentito al teste di continuare, prima di sospendere la sua audizione e rimandarla alla prossima settimana in modo da poter far testimoniare l’ex commissario capo della polizia di Roma, Giorgio Minozzi. Con quest’ultima testimonianza nel processo sono le entrate le inchieste del giudice Mario Amato, ucciso dai Nar Gilberto Cavallini e Luigi Ciavardini il 23 giugno 1980. Il pm «era isolato, ne parlava sempre, e in una città come Roma, dove c’era una grande quantità di episodi criminosi riconducibili alla destra» e in cui «c’era un solo magistrato che se ne occupava, era ovvio che quello che faceva non andava bene all’eversione di destra», ha raccontato Minozzi, stretto collaboratore di Amato nelle indagini sull’estrema destra alla fine degli anni '70, chiamato a deporre dalle parti civili sul ritrovamento di alcune armi appartenenti ai Nar in una cantina di via Alessandria a Roma nel dicembre del 1979. Una testimonianza basata su documenti dell’epoca, visti i tanti «non ricordo», rimarcati anche da Caruso, che non ha nascosto perplessità. Ad ascoltare la testimonianza, tra il pubblico, è presente anche Sergio Amato, figlio del magistrato assassinato dai Nar.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
