Morti sul lavoro, un’emergenza senza fine
La tragedia di Borzano, il direttore della Prevenzione e sicurezza sul lavoro dell’Ausl: «Trend in drammatico aumento»
REGGIO EMILIA. La morte di Roberto Alessandri, l’operaio edile di 56 anni precipitato da un ponteggio giovedì a Borzano di Albinea, è avvenuta proprio nei giorni in cui l’emergenza delle morti bianche è tornata a riempire le pagine dei giornali, in tutta la sua drammaticità, a livello nazionale. Sta lì piantata, come un pugno nello stomaco, a dire che no, purtroppo, Reggio Emilia non è esclusa da questo tragico scenario.
«I morti sul lavoro nella nostra provincia con Alessandri, dall’inizio dell’anno, salgono a sei. Il comparto edile, purtroppo, è ancora quello che conta il maggior numero di infortuni», racconta Antonio Romanelli, direttore del servizio Ausl di Prevenzione e sicurezza sugli ambienti di lavoro di Reggio Emilia, che ora si sta occupando delle indagini relative a questo ultimo infortunio mortale.
La situazione è drammatica. Anche nel nostro territorio?
«Purtroppo il trend è in crescita. Non rispetto all’anno scorso quando il Covid ha bloccato tutto. Quanto a quelli precedenti. Anche a Reggio il comparto dell’edilizia è quello più colpito per numero di infortuni gravi e anche mortali. E questo solo in parte si spiega con la massima ripresa a cui hanno dato incentivo provvedimenti come il bonus al 110%. Le leggi per arginare la mattanza ci sono, gli infortuni nascono dalla mancanza della loro applicazione, raramente dal fattore umano».
La lente in questa emergenza è anche sui controlli e chi li esegue. Quindi sul vostro lavoro. A Reggio come procedete?
«Per quanto riguarda il settore edile nella nostra provincia insistono in media oltre 700 cantieri all’anno. Noi svolgiamo dai 1.100 ai 1.200 controlli per unità locali all’anno, ovvero per aziende. Spesso la presenza di appalti e subappalti rende tutto molto più complesso».
Come si svolge la vostra attività?
«Interveniamo quando, purtroppo, l’infortunio si è già verificato e, più in generale, svolgiamo attività di controllo, prevenzione e repressione. Dobbiamo verificare che le disposizioni del decreto legislativo 81/2008, Testo unico per la tutela della salute e della sicurezza sui posti di lavoro, da quando è andato a sostituire il decreto legislativo 626 del 1994 abrogato, siano ottemperate. Il decreto è composta da 13 titoli e oltre 300 articoli. Una normativa corposa e complessa che comprende tutte le casistiche possibili di esposizione al rischio».
Se si verificano violazioni cosa succede?
«La verifica della violazione e le conseguenti ammende, o contravvenzioni è solo il primo passo. L’ammenda può essere ridotta di un quarto se l’azienda si mette in regola. E su questo avvengono i successivi controlli. Diversamente incorre in sanzioni penali: si va direttamente a processo. E questo costituisce un forte deterrente. Ciò nonostante il numero degli infortuni gravi e mortali resta alto. Sei i morti dall’inizio dell’anno, di cui due nel settore edile. Dato che si discosta da quello dell’Inail (le Sgb parlano di 10 decessi dall’inizio dell’anno nella nostra provincia, ndr) perché noi non procediamo sugli infortuni in itinere, negli spostamenti casa-lavoro».
Le violazioni più frequenti?
«Alcune sono di tipo formale e amministrativo. Ma il loro valore è sostanziali. Perché riguardano obblighi, come le visite mediche ai dipendenti e la valutazione dei fattori di rischio, che, se non ottemperati, possono fare, tragicamente, la differenza. Il primo fondamentale passo è la formazione del servizio interno di prevenzione e protezione, una prassi che risulta più difficile nelle piccole aziende».
Del caso di Alessandri cosa può dire?
«Di certo era un operaio con esperienza, che sapeva il fatto suo, dipendente di un’azienda locale (la Edil 78, ndr). L’impalcatura parrebbe regolare, ma l’inchiesta è in corso, stiamo valutando i requisiti formali e la presenza dei sistemi anticaduta. Non possiamo escludere nulla. Neppure il malore. Vedremo anche da un’eventuale autopsia (la salma è sotto procura e si trova a Coviolo, ndr)».
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