Le sigle confederali e l’Sgb: «Basta» Ed è subito sciopero il 5 e l’11 ottobre
REGGIO EMILIA. La voce l’hanno già alzata da tempo su questa «strage continua», come l’ha definita due giorni fa il presidente del Consiglio Mario Draghi. Ora, dopo l’ennesima morte bianca avvenuta proprio nella nostra provincia, i sindacati passano alle vie di fatto e proclamano agitazioni e scioperi. Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil con le confederazioni Cgil, Cisl e Uil, in una nota congiunta, annunciano lo sciopero di 4 ore con manifestazione davanti alla prefettura martedì prossimo, 5 ottobre, e rivendicano come sia «“inscindibile la sicurezza dall’attività lavorativa, che deve essere un tema imperativo e vincolante”».
«Purtroppo questo episodio si aggiunge a una lista già molto pesante di infortuni mortali verificatisi nella nostra regione e nel Paese – si legge in una nota congiunta –, da cui si evince la necessità di sempre maggiore attenzione e supervisione al rispetto delle norme di sicurezza, in particolare per quanto riguarda le cadute dall’alto».
I sindacati ritengono altresì «necessario richiamare l’attenzione pubblica a una sensibilizzazione e a un’indignazione generale, anche con l’obbiettivo di arrivare nel più breve tempo possibile ad un intervento governativo che provi a mettere un freno a tale situazione».
Gli stessi sindacati «chiedono che siano accertate le responsabilità di quanto accaduto; si ritiene necessario poter contare su una sempre maggiore presenza di tutti gli enti pubblici preposti al controllo e alla prevenzione al fine di prevenire gli infortuni e soprattutto garantire la protezione dei lavoratori più esposti a tali rischi, con il maggior coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori della sicurezza».
I sindacati generali di base invece proclamano lo sciopero generale per l’intera giornata dell’11 ottobre sia per il settore pubblico che privato: «Basta morti sul lavoro. Sono purtroppo salite a 10 le vittime sul lavoro nella provincia di Reggio Emilia nel 2021, confermando il trend negativo da annus horribilis già evidenziato dai dati Inail – scrivono –. In ambito nazionale, al 31 agosto 2021, l’Inail ha ricevuto 772 denunce di infortunio con esito mortale, una media oltre 3 decessi al giorno, come nel secolo scorso. I numeri sono di un bollettino di guerra, per una strage che non vede fine, nell’indifferenza totale della politica e delle istituzioni. Come Sgb, non crediamo alle fatalità e non abbiamo dubbi su dove debbano essere ricercate responsabilità di questi “omicidi”. Per molti datori di lavoro la prevenzione e la sicurezza sono un costo che non giova e, soprattutto, non si sposa con le logiche del profitto a ogni costo. A uccidere le lavoratrici e i lavoratori sono gli elevati ritmi di lavoro, lo sfruttamento, il ricatto, la precarizzazione, la politica degli appalti al massimo ribasso che erodono diritti e salari, l’innalzamento dell’età pensionabile, i lunghissimi e massacranti turni di lavoro, l’orario di lavoro allungato e le estreme condizioni di lavoro. La normativa vigente, per quanto completa e complessa, non può bastare, se poi sono minimi o del tutto assenti gli investimenti in formazione, informazione, addestramento, distribuzione e utilizzo dei dpi, o se si tagliano le risorse per gli organi competenti di vigilanza e controllo».
M.F.
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