Gazzetta di Reggio

Reggio

novellara 

Rapporti tesi tra Cai e Comuni sul sentiero 608 Don Bizzarri

Alessandro Cagossi

L’associazione alpini locale si rammarica del mancato rinnovo della convenzione Le Gev: «Ci occupiamo noi della manutenzione». Incognite sul rifugio Sculazzo

3 MINUTI DI LETTURA





NOVELLARA. Nubi dense paiono accumularsi all’orizzonte per il sentiero Cai 608 “Don Candido Bizzarri” nelle Valli di Novellara, inaugurato quattro anni fa su proprietà demaniale a opera del Cai di Novellara, che ne ha curato la progettazione e la manutenzione, valorizzandolo con iniziative educative dedicate a cittadinanza e scolaresche. Da vari post pubblicati sul proprio profilo Facebook, che ha oltre 2mila membri, si evince un profondo rammarico del Cai novellarese per non aver potuto rinnovare, dopo mesi di negoziazioni, la convenzione per la manutenzione (su base volontaristica) del sentiero Cai 608 con i Comuni di Novellara e Reggiolo.

Il motivo sarebbe un eccesso di formalità richieste dagli amministratori locali, che esulano dall’aspetto della manutenzione come, per esempio, la vigilanza del sentiero stesso, prerogativa che non fa parte delle finalità dell’associazione. Nel frattempo, a inizio agosto il ripristino del sentiero dopo la tromba d’aria che il 26 luglio aveva imperversato in zona, creando devastazioni tra Guastalla, Villarotta di Luzzara e Reggiolo, è avvenuto ad opera delle Guardie ecologiche volontarie che – si legge nel loro comunicato diffuso alla stampa – «svolgono opera di manutenzione e controllo del sentiero».

Al riguardo, non è stato reso noto se si sia trattato di un’iniziativa occasionale o se il Comune abbia sottoscritto una convenzione con le Gev.

L’altro timore che trapela dai post del Cai è che il sentiero diventi un’opportunità sprecata, senza nessuna organizzazione che possa farne un uso civico con iniziative pubbliche in chiave sia turistica che educativa, con dilapidazione di un “capitale sociale” costruito dai volontari del Cai. Ne uscirebbe, oltretutto, svilito il ruolo del Cai che, tra le iniziative per valorizzare l’area naturalistica, avrebbe lanciato l’idea, proposta al Comune, di abbattere il vecchio rifugio Sculazzo, che si trova nelle vicinanze di uno dei punti d’accesso del sentiero, per sostituirlo con una “baita alpina” in legno, della cui gestione se ne farebbe carico il Cai stesso.

L’edificio, reso pericolante e inagibile dal terremoto del 2012, giace da anni inutilizzato e in stato di abbandono, ormai fagocitato dalla vegetazione spontanea che ha reso completamente inutilizzabile anche l’area boschiva autoctona annessa allo stabile.

«La costruzione di una moderna struttura in legno rappresenterebbe un modo per ricreare, nella pianura novellarese, le tipiche strutture ricettive delle montagne – afferma il Cai su Facebook – con sinergia tra sentieri e punti di ristoro, peraltro restituendo alla collettività una vera e propria oasi naturalistica di pregio».

Negli anni scorsi il Cai è riuscito a fare rete, coinvolgendo anche, tra gli altri, i proprietari della tenuta seicentesca “ La Gatta”, nelle vicinanze del sentiero, che con le sue strutture (portico e aia, vigneti e carraie connessi col sentiero) ha ospitato tante iniziative del Cai che hanno avuto risultati lusinghieri in termini organizzativi e per il considerevole numero di partecipanti.

L’ultimo, in ordine di tempo, risale al maggio scorso, con il progetto “Sentieri Outdoor” che si pone l’obiettivo di rendere il sentiero 608, tra i primi d’Italia, un percorso-laboratorio permanente con aree di cura, di quiete e di movimento.

Alessandro Cagossi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google