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la testimonianza 

Colpita un’altra casa «Ha divelto le finestre»

Am. P.
Colpita un’altra casa «Ha divelto le finestre»

I residenti che abitano la palazzina al numero civico 64 «Le ante sono volate ovunque, anche sopra la motrice»

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REGGIO EMILIA. «Il tir ha strisciato contro la nostra palazzina prima di schiantarsi contro l’angolo dell’abitazione dei Criscenzo. Sono volati gli scuri delle finestre, un’anta è finita sul parabrezza della motrice ed era ancora lì quando sono arrivati i soccorsi».

Aristotele Kume, sessantenne di origini albanesi, ieri mattina era intento a pulire i calcinacci e la polvere davanti allo stabile al civico 64, affacciato sulla via Emilia. Il vicino risiede al pianterreno della palazzina datata situata di fianco all’abitazione ridotta in macerie.

La palazzina è abitata nella parte sinistra (l’angolo adiacente al civico 78 distrutto, in mezzo si snoda un vicolo con altri appartamenti che si sviluppato sul retro), disabitata nella parte centrale (priva di infissi), mentre il lato destro è occupato dal celebre murales dominato dal colore verde e realizzato di recente da un gruppo di writer. «Mi dispiace molto per il conducente del tir che ci ha rimesso la vita a soli 55 anni – prosegue il residente –. Io faccio il camionista da cinquant’anni, lavoro per un’azienda di Gattatico, e so per esperienza quanto può essere pericolosa la strada. Non so se la vittima abbia avuto un malore o si sia distratto. Quel che è certo è che non ha frenato, gli agenti della municipale hanno controllato a lungo i pochi metri qui davanti senza trovare alcun segno sull’asfalto».

Kume ha mostrato i danni riportati dalla palazzina che il tir ha sfiorato prima del violento impatto, scambiato a caldo dai residenti per una sorta di terremoto: «Le ante delle finestre, la mia al pianterreno e le due al primo piano, sono state divelte dai cardini e non sono state più trovate, a parte quella rimasta sul parabrezza. Forse sono finite tra i calcinacci. Sul muro esterno sono visibili la strisciata di vernice blu del camion e i segni di una barra esterna anch’essa portata via dalla fiancata del tir, mentre appena sopra l’angolo dell’immobile è stato “arrotondato” dal passaggio del mezzo pesante, che si è solo appoggiato alla nostra struttura con il fianco destro».

Il camion ha anche travolto il tubo esterno per lo scolo dell’acqua piovana e quello che fungeva da conduttura del gas: «La famiglia che risiede all’ultimo piano è tuttora senza gas e al momento non può cucinare». Saima, la residente al piano di sopra, ha confermato: «Per fortuna io non ero in casa, sono uscita dieci minuti prima dell’accaduto. E quando sono tornata sono rimasta sconvolta. Gli scuri sono volati via, potevano ferire qualcuno».

La consapevolezza di averla scampata per pochi centimetri è stata subito ben chiara ai residenti, che il giorno seguente non discutevano d’altro. «Di solito a quell’ora sono in casa, proprio al pianterreno, ma al momento dello schianto ero uscito per prendere alcuni generi alimentari che mi mancavano e sono arrivato pochi minuti dopo. È andata bene», ha concluso Kume.

«È andata bene anche a me, di solito a quell’ora consegno al più giovane dei ragazzi sfollati», ha fatto eco un corriere mentre risaliva sul suo furgone, dopo aver recapitato un pacco Amazon a un altro vicino.

Am. P.

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