Morto a 97 anni Peppo Saccaggi una vita di lavoro e grandi ideali
Per gli amici, è un simbolo del ’900 reggiano: garzone, partigiano, emigrante muratore della Ciles, poi la politica nel Pci e il grande sviluppo degli anni Settanta
CARPINETI. Addio a “Peppo”, colonna della politica, della comunità e della montagna che si stava costruendo. Nei giorni scorsi è morto, all’età di 97 anni, Giuseppe Saccaggi detto “Peppo”, residente all’Ardaceda, una piccola frazione carpinetana lungo la statale 63 nella zona di Marola, nel tratto che da Ca’ del Merlo porta verso Felina. La “snavraia”, come viene chiamata quell’area di confine.
Peppo Saccaggi – che lascia la moglie Maria e i figli Rossana e Stefano – viene ricordato ora dagli amici di Campestrino e Cantigalli, che con Saccaggi hanno condiviso decenni di vita, di lavoro e di ideali.
Gli amici sottolineano come Peppo Saccaggi sia stato un riferimento importante e, insieme, un simbolo di tutto quello che ha attraversato il ’900 reggiano: la Resistenza, la politica, il lavoro, il grande sviluppo a partire dagli anni Settanta. Il 97enne, partigiano, emigrato, militante comunista e muratore nella Ciles, la principale realtà cooperativa edile appenninica, ha vissuto tutto questo in prima persona.
Parliamo – sottolineano gli abitanti – di un grande «interprete degli eventi del ’900, sul territorio carpinetano e della “snavraia”, ovvero la zona a confine fra i Comuni di Carpineti e Castelnovo a cavallo della statale 63».
La sua biografia è tortuosa e impegnativa. Nato nel 1924 all’Ardaceda in una famiglia numerosa, ha lavorato giovanissimo come garzone in un caseificio a Baiso prima del servizio militare. Ha svolto il servizio di leva a Montecassino nell’esercito regolare, per poi aderire nel 1944 alle brigate partigiane, partecipando attivamente alla Resistenza nell’Appennino reggiano.
Dopo la guerra è emigrato come bracciante in Francia per alcuni anni, prima di tornare a casa, sempre impegnato come addetto agricolo e operaio a chiamata sulla statale, e poi ancora come bracciante in diverse mezzadrie locali.
Un ruolo svolto pensando sempre alla politica, partecipando alle proteste dell’epoca: «In questo periodo partecipa alle lotte sociali per realizzare miglioramenti fondiari sulle terre dei grandi proprietari terrieri del carpinetano e per favorire il lavoro dei braccianti e mezzadri, che sfociarono anche nell’arresto di alcuni manifestanti», ricordano gli amici.
La politica e gli ideali comunisti non lo hanno mai abbandonato: «È militante del Pci sin dal dopoguerra e partecipò attivamente alla vita sociale, economica e politica del territorio carpinetano e della montagna in genere. Sempre attento alle tematiche sociali del lavoro e dei diritti, scegliendo di stare dalla parte dei più deboli, per favorire l’equità sociale nei diritti e nell’economia».
Adriano Arati
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