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Arrestato a Gualtieri il braccio armato del clan di ’ndrangheta

Ambra Prati
Arrestato a Gualtieri il braccio armato del clan di ’ndrangheta

Si tratta del 47enne Salvatore Procopio, finito nell’inchiesta “Perseverance” È accusato di associazione di stampo mafioso e detenzione illegale di armi

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Ambra Prati

REGGIO EMILIA. Un uomo d’azione rimasto in ombra nelle precedenti operazioni contro la ’ndrangheta emiliana (Aemilia, Grimilde e Perseverance), «un soggetto stabilmente inserito nell’articolato sodalizio criminale di matrice ’ndanghetista», una figura di riferimento - secondo la Dda di Bologna - nei nuovi assetti della cosca falcidiata dagli arresti. È l’identikit criminale che all’alba di mercoledì scorso ha portato la Squadra Mobile di Reggio Emilia a prelevare e arrestare dalla sua abitazione di Gualtieri Salvatore Procopio, 47 anni, ora accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso e di detenzione illegale di plurime armi da sparo. L’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal Gip Alberto Ziroldi, ha chiuso il cerchio - almeno per il momento - dell’operazione Perseverance, coordinata dal procuratore di Bologna Giuseppe Amato e dal pm della Dda Beatrice Ronchi, i quali “perseverando” contro i mafiosi hanno consentito, il 12 marzo scorso, di applicare le misure a 29 indagati (tra i quali Procopio rimasto però a piede libero), accusati di estorsioni che avrebbero fruttato oltre 2 milioni di euro. Tra gli arrestati c’erano Salvatore Muto, 35 anni, e Giuseppe Sarcone Grande, l’ultimo rimasto in libertà dei fratelli Sarcone. Arrestato nell’ambito dell’operazione Pandora per detenzione di armi ma assolto dall’associazione a delinquere, arrestato in Aemilia per una tentata estorsione ma poi la sua posizione era stata archiviata (condannato il fratello), Procopio ne è uscito indenne e anche in Perseverance era stato solo lambito: era stata trovata una pistola con matricola abrasa illegalmente detenuta da Giuseppe Friyio, cugino di Procopio, che si era addossato l’intera responsabilità. In realtà Friyio aveva ricevuto l’arma da Procopio affinché la custodisse nell’abitazione di Parma, lontano da Reggio dove era appena avvenuta la retata di Perseverance. «Una guerra, c’è stata una guerra a Reggio stanotte», come ha definito la retata il 47enne in un incontro urgente al casello dell’A1 di Campegine con Raffaele Oppido. Gli inquirenti hanno deciso di approfondire il filone delle armi illegali e negli ultimi mesi gli uomini della Squadra Mobile di Reggio – diretta da Guglielmo Battisti – hanno eseguito pedinamenti e intercettazioni, mentre la Dda passava al setaccio le precedenti operazioni (in Kyterion Procopio compare nella tavernetta-studio del boss Nicolino Grande Aracri, al quale si rivolge per redimere una controversia) e intrecci con i soliti noti, in primis i pentiti: Giuseppe Giglio («Salvatore Procopio è un affiliato. Lui è proprio affiliato, non associato, attenzione!») e Antonio Valerio («senza dubbio è un capo»), solo per citare i più significativi. Ne è uscita fuori una figura di “azionista”, che in gergo ’ndranghetista non ha nulla a che fare con l’aspetto economico: è l’uomo d’azione, pronto a compiere incendi, danneggiamenti ed estorsioni ma anche pronto a sparare.

Ieri mattina nel carcere della Pulce si è svolto l’interrogatorio di garanzia. Il detenuto, assistito dal suo avvocato Giuseppe Migale Ranieri, vista la gravità delle accuse si è avvalso della facoltà di non rispondere.

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