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Il caso  

Si cura al telefono e muore: ora s’indaga per colpa medica

Si cura al telefono e muore: ora s’indaga per colpa medica

La procura di Ferrara aggiunge l’ipotesi di reato all’omissione di soccorso Si cercano i riscontri per verificare il consulto giunto da un medico reggiano

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REGGIO EMILIA. Si aggiunge una nuova ipotesi di reato a quella di omissione di soccorso nell’inchiesta avviata dopo il decesso di un paziente di 68 anni, nell’ospedale di Ferrara, che si sarebbe sottoposto a “cure domiciliari” seguendo consigli e prescrizioni reperiti su siti internet. Il sostituto procuratore di Ferrara, Ciro Alberto Savino, ha inserito nel fascicolo – ancora intestato ad ignoti – la colpa medica (reato che definisce la responsabilità penale colposa per morte o lesioni in ambito sanitario). Le prossime fasi dell’inchiesta, a partire dall’autopsia che verrà eseguita la prossima settimana (per motivi legati alla prevenzione della pandemia le camere settorie predisposte e attrezzate per le autopsie in pazienti Covid non sono disponibili in tutte le aziende sanitarie), potrebbero far compiere all’indagine un salto in avanti indagando la persona che potrebbe aver assolto il ruolo di medico curante.

Si tratta di un professionista di Reggio Emilia, volontario di Assistenza 999, un servizio online dell’associazione IppocrateOrg, che gestisce una piattaforma su internet. Sarebbe lui il referente sanitario del paziente deceduto, le cui chat ed e-mail utilizzate rientrano tra i reperti ritenuti interessanti per l’indagine. Proprio per garantire il diritto alla difesa l’uomo sarà iscritto, con buona probabilità, nel registro degli indagati. Gli inquirenti sono al lavoro in queste ore per identificare con certezza il medico con il quale il paziente ha interloquito nel periodo in cui, ammalato, cercava di curarsi fuori dall’ospedale. Il nome del sanitario figura nelle intestazioni delle mail e nell’utenza telefonica, che potrebbero però essere state usate da un’altra persona.

Al momento la procura ha delegato per le indagini la polizia giudiziaria ma ieri anche il Nucleo antisofisticazioni dei carabinieri si sarebbe interessato al caso contattando il Sant’Anna. Uno dei profili su cui si indaga riguarda l’omissione di soccorso, poiché – da quanto si apprende – il paziente comunicava spesso i valori di saturazione, un indicatore importante nella diagnosi di Covid-19 perché segnala problemi respiratori misurando il tasso di ossigeno nel sangue.

Gli inquirenti vogliono verificare quali siano state le risposte del medico che lo assisteva, essendo il paziente giunto in pronto soccorso con una saturazione di 58, quando invece le stesse avvertenze pubblicate sulla piattaforma IppocrateOrg suggeriscono che sotto il valore di 94 gli utenti devono presentarsi al pronto soccorso o informare il medico di base. Sulla vicenda è intervenuto Marcello Ruspi, responsabile area sanitaria e programmazione clinica di Csp Telemedicine srl: «Venga pesantemente e giustamente sanzionato il collega ove fossero fondate le accuse e ove corrispondesse al vero che egli abbia ritenuto di poter curare un paziente affetto da Covid via e-mail o telefono senza utilizzare piattaforme integrate, certificate e a norma. Ma non si ingeneri sospetto sulla telemedicina».

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