Gazzetta di Reggio

Reggio

L’incontro all’orologio 

«Reggio deve avere una festa dell’Unità Chiediamo scusa a migliaia di militanti»

E.L.T.
«Reggio deve avere una festa dell’Unità Chiediamo scusa a migliaia di militanti»

Richiamo del sindaco Vecchi al partito: «Ripartiamo da lì». Landini: «Bisogna ricostruire un’unità sociale e politica»

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. «Reggio Emilia non può non avere una festa dell’Unità. Bisogna togliersi dall’imbarazzo di pronunciare quel nome che è Festa Reggio e dire che nel 2022 la rifacciamo in un modo o nell’altro ma con razionalità vista la lezione che abbiamo imparato». A dare la sveglia al Partito Democratico, ieri, è stato il sindaco della città capoluogo, Luca Vecchi, intervenuto alla presentazione di “Una provincia in Festa - Le Feste dell'Unità di Reggio Emilia 1945-1990”. Un’opera corale che ripercorre la storia delle Feste dell’Unità di Reggio Emilia e provincia, dal 1945 al 1990, che ha riunito all’Orologio duecento persone per ripercorrere la storia popolare nata dal Partito Comunista Italiano e in grado di creare momenti di cultura, socialità, confronto per tutta la comunità. Feste finite però in secondo piano, come avvenuto a Reggio, dove la grande festa del Campovolo è passata dai fasti al rosso di bilancio che ne ha decretato in pratica lo stop.

«Abbiamo il dovere non solo di celebrare questa storia ma di partire da lì» ha detto Vecchi davanti al pubblico, formato per buona parta da militanti e volontari delle feste, oltre che dirigenti del partito. Oltre a Vecchi sono interventi il segretario della Cgil Maurizio Landini, il docente di sociologia Vanni Codeluppi e la docente di storia contemporanea Anna Tonelli.

«C’ho pensato tutta la settimana se dirlo o non dirlo – ha detto a un certo punto Vecchi nel suo intervento non senza una nota polemica – Credo che noi dobbiamo guardare con consapevolezza e responsabilità a ciò che è stato nella storia che ci ha preceduto. Dobbiamo avere la capacità di cogliere quello che ci è stato insegnato. Tra le tante cose che possiamo celebrare in positivo di queste terre dobbiamo anche dirci quando le cose sembrano non funzionare al meglio. Allora io credo che non toccherebbe a me dirlo che nei confronti di generazioni di uomini donne militanti che hanno accompagnato questa lunga storia, ma bisognerebbe anche prendersi la responsabilità di qualcosa che non sempre ha funzionato nell’epoca recente e chiedere scusa a migliaia di militanti. Penso che quando si incontrano delle difficoltà si può anche cadere ma bisogna sempre rialzarsi. E vuol dire riprendere un cammino e guardare al futuro. Bisogna anche avere però la credibilità per farlo. Bisogna andare a fondo con lucidità alle cose che non hanno funzionato. Bisogna anche dire che l’impegno morale va preso qui, poi ne discuteremo in sede di partito». L’idea è riportare in auge quelle feste partite dai cortili delle case e delle cooperative nel dopoguerra, arrivando ai grandi allestimenti, alle star del rock e ai bagni di folla degli anni ’80, da rilanciare aggiornandola ai tempi nostri, come ribadito nell’evento organizzato dalla Fondazione Reggio Tricolore (ex Ds) che ha curato la pubblicazione. «Le feste dell’Unità sono esistite perché c’era un partito comunista di massa. Stiamo parlando di un partito che non c’è più e con una crisi della rappresentanza politica molto forte – ha detto lo stesso Landini – Credo che uno dei temi che abbiamo di fronte è il come si recupera una dimensione di rappresentanza politica. Ricostruire un’unità sociale che possa poi anche portare a una rappresentanza politica».

E.L.T.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google