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Grimilde, spunta l’area grigia «Il legale assistette ad un illecito»

Tiziano Soresina
Grimilde, spunta l’area grigia «Il legale assistette ad un illecito»

Proposto il dialogo intercettato nel 2017 fra un avvocato (poi non indagato) e Salvatore Grande Aracri

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reggio emilia. Un colloquio al limite della legalità, perché il professionista non è stato poi indagato dalla Dda, ma per l’accusa è un concreto esempio su come vi sia un’area grigia che dialoga con gli ’ndranghetisti senza farsi troppi problemi.

Tutto ciò è spuntato ieri mattina in tribunale, quando si è tornato a parlare del bocciodromo brescellese di via Don Alberici nell’udienza di Grimilde contrassegnata dall’ennesima “tappa” della testimonianza-fiume del commissario Saverio Pescatore (squadra mobile di Bologna). La società al centro dell’affaire bocciodromo è la Magnifica srls, costituita nel 2017 perché la struttura fa gola (centro sportivo con annesso albergo, bar, ristorante e pizzeria).

Come ricostruito dall’investigatore, i familiari dei Grande Aracri all’epoca sono già “bruciati” e si ricorre ai parenti meno stretti: i Passafaro, fratelli tra di loro e cugini della moglie di Salvatore. A Pietro Passafaro, con il contributo del fratello, viene intestato il 50% della società in realtà di Salvatore. E inquadrando puntigliosamente la vicenda, il testimone fa riferimento ad una conversazione intercettata – il 22 novembre 2017 – in cui Salvatore Grande Aracri parla con un avvocato che rappresenta i proprietari del bocciodromo.

Un dialogo presentato da chi depone come rivelatore non solo dell’intestazione fittizia delle quote sociali, ma anche «emblematico del ruolo di professionisti che, pur assistendo a operazioni illecite, accettano l’impiego».

E il teste ripercorre il botta e risposta di quel giorno. L’avvocato chiese a Grande Aracri: «Sei socio o non risulti?». E Salvatore: «No, no, non risulto». A quel punto il legale: «Ti metto come mandatario». Così risponde l’interlocutore: «Se vuoi mi faccio fare una delega». A quel punto l’avvocato aggiunge: «Scrivo che tu hai avuto mandato da loro». Una conversazione che il commissario Pescatore, infine, contestualizza, sottolineando come «la figura di Salvatore Grande Aracri era nota a tutti» e che «il Comune di Brescello era già stato commissariato» (in seguito allo scioglimento del 2016 per le infiltrazioni mafiose).

Durante la deposizione è stata rievocata un’altra vicenda, cioè quella che per la Dda è da inquadrare in un furto (con l’aggravante mafiosa) avvenuto a Brescello il 22 novembre 2017. Per questo capo d’imputazione sono già stati condannati – nel rito abbreviato – Salvatore Grande Aracri e Pascal Varano, mentre sono ora a giudizio nel rito ordinario Giuseppe e Francesco Paolo Passafaro (padre e figlio). Secondo la ricostruzione degli inquirenti, vennero rubati diversi sacchi pieni di mattonelle che erano ammucchiati nell’area esterna della ditta Eurogrande Costruzioni (in Strada Breda Vignazzi). Una sottrazione avvenuta a danno del Demanio, perché azienda e beni ad essa riconducibili erano stati definitivamente confiscati a Francesco Grande Aracri (ora imputato di Grimilde nel rito ordinario) nel gennaio sempre del 2017.

Il commissario Pescatore ha fatto riferimento alle intercettazioni su questo raid: dai dialoghi sul come oltrepassare la recinzione ed arraffare le mattonelle, alla tensione per aver incrociato, con l’auto già piena di refurtiva, una pattuglia dei carabinieri che però tirava dritto, da qui il sospiro di sollievo («C’era un nero in auto, ci è andata bene»). Non sono mancate anche stavolta le frizioni fra il teste e l’avvocato Antonio Piccolo (codifensore di Francesco Grande Aracri e di altri). Il legale, in un passaggio, è intervenuto: «Chiedo al testimone di attenersi ai fatti e di non fare commenti e parlare di sodale o ’ndranghetista quando vi è solo una condanna di primo grado, va salvaguardato il principio di innocenza». Immediata la replica del collegio giudicante, attraverso il presidente Giovanni Ghini: «Il commento è inscindibile – rimarca – dalla narrazione dei fatti. La Corte saprà distinguere».

Tiziano Soresina

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