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«Siamo meglio dei tedeschi ma la crescita deve durare»

Enrico Lorenzo Tidona

Storchi lancia il progetto della città digitale: alleviamo e accogliamo nuovi talenti

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Enrico Lorenzo Tidona

REGGIO EMILIA. «La vera sfida che abbiamo davanti è il tasso di crescita dal 2022 in avanti, che dovrà essere solido e duraturo. Solo una crescita significativa, di orizzonte almeno decennale, può rendere davvero sostenibile l’immane debito pubblico italiano». Reggio Emilia sembra avere un futuro roseo davanti a sé. Lo dicono gli indici di crescita della manifattura, che stanno trainando non solo l’Emilia ma l’intera nazione. Per questo gli industriali reggiani guardano oltre al boom, puntando su una nuova idea di città culla di nuovi talenti, da poter formare e accogliere, coltivando così le loro aspirazioni professionali e famigliari, facendo crescere demografia e benessere.

«La città, insieme alla fabbrica, è il luogo all’interno del quale si manifesta lo sviluppo del nuovo paradigma digitale che sta trasformando la società e la vita di tutti», dice Fabio Storchi, presidente di Unindustria Reggio Emilia, che ieri dal palco dell’assemblea annuale ha lanciato il progetto della città digitale. «Per la fabbrica, per la città e per il territorio la “nuova normalità” non può che essere digitale e sostenibile. Digitale perché solo la digitalizzazione, l’internet delle cose e l’intelligenza artificiale con i suoi algoritmi, possono aiutarci ad affrontare una complessità altrimenti ingestibile. Sostenibile perché pandemia e cambiamenti climatici hanno evidenziato la fragilità del nostro modo di vivere, di curare, di produrre e di consumare». Per giungere all’obiettivo c’è però un percorso fatto di soldi pubblici e capitali privati: un paternariato già consolidatosi nella rivoluzione attuata alle ex Reggiane, diventate la vetrina della Reggio del futuro, che punta su grandi investimenti in stile Silk-Faw, ma anche su progetti da incubare e allevare. «Battaglia importante per la quale ci sentiamo forse per la prima volta meno soli – dice Storchi – Se negli ultimi anni abbiamo spesso denunciato l’assenza di una visione strategica del Paese, oggi questa visione sta finalmente prendendo forma. Tutto ciò grazie al governo e al suo presidente, Mario Draghi, che ha recentemente affermato: “Le cose giuste vanno fatte, anche se e quando sono impopolari”».

Pensiero condiviso dagli industriali reggiani, visto anche il trampolino offerto dalla ripresa italiana. «La tenuta dell’economia, da metà 2020 fino alla ripresa di consumi interni dello scorso maggio, si deve all’industria, alla manifattura e al nostro export – sottolinea Storchi – L’industria è oggi il traino del Paese, un dato di fatto che ci riempie di orgoglio» ma «l’attuale 6% di recupero va considerato con soddisfazione, ma senza enfasi» perché «è vero, la nostra manifattura è in ripresa a tassi superiori addirittura a quelli tedeschi e francesi, così come è vero che l’industria reggiana recupera con intensità ancora più sostenuta, collocandosi così ai vertici nazionali. Ma il vero punto non è il “rimbalzo” in corso. La vera sfida che abbiamo davanti è il tasso di crescita dal 2022 in avanti, che dovrà essere solido e duraturo. Solo una crescita significativa, di orizzonte almeno decennale, può rendere davvero sostenibile l’immane debito pubblico italiano». Per Storchi «Reggio Emilia sarà protagonista e, dunque, anche beneficiaria» dei piani nazionali ed europei su ambiente, demografia, trasformazione digitale e capitale umano. «Sento di poter affermare con emozione e con orgoglio che da tempo e per tempo i reggiani si sono messi in marcia».

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