Il Comune passa al setaccio gli uffici di tutti i settori
Modalità diverse invece in Provincia: «Avremo due postazioni di controllo»
REGGIO EMILIA. Ogni settore provvederà in proprio alla verifica a tappeto in Comune, controlli all’ingresso per la Provincia. Anche la pubblica amministrazione si è divisa sulle modalità di attuazione dell’obbligo green pass. «Il Ministero della Pubblica Amministrazione ha promesso che metterà a disposizione dei sistemi di controllo da remoto. La Sogei (società centralizzata della Pa) ci sta lavorando, ma ancora nulla all’orizzonte», ha esordito Maurizio Battini, direttore generale del Comune di Reggio Emilia, che con i suoi 1.350 dipendenti – sottraendo le scuole (500 persone) e la polizia municipale (170), sono circa 700 gli effettivi degli uffici – rappresenta la fetta più grossa della torta.
«L’ideale sarebbe stato un monitoraggio centralizzato nella timbratura del cartellino: contiamo più di 60 macchinette. In assenza di un sistema informatico il nodo che abbiamo dovuto affrontare è la pluralità di sedi: dai cinque poli territoriali alle biblioteche, dalla polizia municipale all’anagrafe, il Comune ha tanti luoghi di lavoro e non tutti sono presidiati. Ciononostante il datore di lavoro ha l’onere del controllo, così come dovremo controllare i lavoratori in appalto o che stanno svolgendo un servizio da noi, come ad esempio gli educatori delle cooperative che operano nei nostri spazi. In quest’ultimo caso la legge prevede un doppio controllo».
A causa della pluralità di sedi il filtro all’ingresso è stato ritenuto improponibile. Respinto pure il controllo a campione. «A parte il fatto che a mio avviso la verifica a campione è un escamotage per cavarsela con poco, noi siamo il pubblico e dobbiamo rendicontare nei minimi dettagli: dovremmo riferire com’è eseguito il campione, su quale base, con quale percentuale ecc... Invece il controllo a tappeto, eseguito per settori e sedi di lavoro, ci è parso più trasparente, chiaro, logico nonché democratico».
Il rebus è stato ricomposto facendo un ampio ricorso alla delega. «Ciascun dirigente, al quale resterà in capo la responsabilità, nominerà un addetto che avrà il compito di eseguire le verifiche, settore per settore».
Ciascuno controllerà i propri dipendenti: i Poli territoriali, la polizia municipale, le strutture scolastiche. Stesso meccanismo nel municipio di piazza Prampolini, contenitore di diversi servizi: anche qui si scandaglieranno i “regolari” per compartimenti. «È chiaro che per quanto riguarda assessori e consiglieri non sono io il datore di lavoro. Per i consiglieri l’onere della verifica spetta al consiglio comunale, mentre sugli assessori in teoria spetta al sindaco. E in caso di irregolarità non posso sospenderli io: un consigliere comunale non è un dipende della pubblica amministrazione».
Per i dipendenti, al contrario, in caso di semaforo rosso «il lavoratore sarà mandato all’ufficio personale, che esegue gli adempimenti e che lo informerà del fatto che non può stare in servizio: assenza ingiustificata, finché non si ripresenterà con il pass. In contemporanea sarà informato il suo dirigente».
Una semplice verifica ai varchi per la Provincia di Reggio Emilia, che conta 150 dipendenti dei quali un centinaio amministrativi. «Abbiamo allestito due postazioni di check: una a Palazzo Allende e l’altra in corso Garibaldi 26– ha spiegato Alfredo Luigi Tirabassi, segretario generale della Provincia – Per le squadre di operai nelle sedi distaccate il dirigente delegherà la verifica. Saranno eseguiti accertamenti sul personale che proviene dall’esterno: dalle imprese di pulizie ai tecnici che riforniscono i distributori automatici, dai corrieri che entrano negli uffici per consegnare pacchi ai professionisti e revisori dei conto conti convocati qui per le riunioni».
Am.P.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google