Gazzetta di Reggio

Reggio

a bologna 

Strage, fra i testimoni del processo a Bellini i boss della Magliana

Attesi domani in aula Maurizio Abbatino e Fulvio Lucioni  La sorella di una vittima inglese: «Vogliamo giustizia»

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Anche la banda della Magliana, il gruppo criminale attivo a Roma dalla fine degli anni ’70 agli anni ’90, entra nel processo sulla strage del 2 agosto, che vede imputati la Primula Nera reggiana ed ex Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini, insieme a Piergiorgio Segatel e Domenico Catracchia. Nell’udienza di domani, infatti, saranno sentiti come testimoni Maurizio Abbatino, uno dei boss della banda (a cui è ispirato il personaggio del “Freddo” di “Romanzo Criminale”), e Fulvio Lucioli, altro ex componente dell’organizzazione criminale romana. Entrambi sono stati, in periodi diversi, collaboratori di giustizia, e sono stati convocati dai legali di parte civile. Abbatino dovrà riferire sui rapporti tra la banda e gli estremisti di destra romani, sui legami con il boss di cosa nostra Pippo Calò, sul sequestro dell’esponente dei Nar, Paolo Aleandri, da parte della banda, e sulla rapina del novembre 1979 alla Chase Manhattan Bank di Roma.

Lucioli, invece, sarà sentito sulla proposta fatta a lui e ad altri della banda da Aldo Semerari (criminologo ed estremista di destra, iscritto alla P2, ndr) di compiere attentati con bombe e sequestri di persona nel 1978, sui rapporti tra l’altro criminologo Franco Ferracuti, anch’egli iscritto alla P2, e la banda, e sulle attività criminali di Massimo Carminati con i Nar. Sempre domani si dovrebbe poi parlare dei soldi che i componenti delle varie “batterie” della Magliana investivano nelle attività dell’imprenditore Flavio Carboni e sui rapporti tra quest’ultimo e il faccendiere Francesco Pazienza.

L’ultima udienza del processo mandanti si è conclusa ieri con un sostanziale nulla di fatto, dal momento che nessuno dei tre testimoni previsti – compreso uno per cui era stato disposto l’accompagnamento coatto, ma che non è stato rintracciato dai carabinieri – si è presentato in aula.

Sale intanto l’attesa per l’esito di questo nuovo capitolo della storia giudiziaria sull'attentato.

«Noi vogliamo giustizia, abbiamo dovuto aspettare molto tempo per ottenerla. Tutti quelli che presero parte e pianificarono l’attacco devono rispondere delle loro azioni». Parole che arrivano dall’Inghilterra: a parlare è Susan Kennedy, sorella minore di Catherine Mitchell, la 22enne studentessa britannica morta nella strage assieme al suo fidanzato, il coetaneo Jon Kolpinski.

Susan kennedy ha parlato per la prima volta pubblicamente della vicenda in un’intervista al Telegraph pubblicata martedì. Catherine e Jon, freschi di laurea, si erano regalati un viaggio in Europa per festeggiare la fine degli studi.

Non avrebbero dovuto essere a Bologna il 2 agosto del 1980, ma un cambio di programma dell’ultimo minuto fece sì che si trovassero in stazione alle 10.25 di quella mattina estiva, quando «una bomba piazzata da una cellula terrorista fascista devastò l'affollata sala d'attesa, uccidendoli entrambi assieme ad altre 83 persone, nel più grave attacco terroristico in Europa fino all'attentato di Madrid del 2004», ricorda il quotidiano inglese.

«Catherine era una ragazza adorabile. Quella era la grande vacanza, anche se con un budget limitato, prima di iniziare a lavorare – ricorda la sorella – Anche Jon era un caro ragazzo. Si era laureato a Birmingham con Catherine, ma al momento non aveva un lavoro già pronto ad aspettarlo e stava decidendo cosa voleva fare. Erano felici insieme. Stavano semplicemente iniziando le loro vite, che furono interrotte troppo presto. Fu terribile», ricorda Susan Kennedy parlando al Telegraph.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google