Perseverance, chiuse le indagini Ora sotto accusa sono in 48
L’inchiesta della Dda sulla riorganizzazione dopo gli arresti di Aemilia: nuove accuse per nomi noti
Ambra Prati
REGGIO EMILIA. Diciannove indagati in più. Si allarga l’operazione Perseverance, per la quale il pm della Dda Beatrice Ronchi ha chiesto la chiusura delle indagini preliminari. Rispetto alle 29 persone sottoposte alle misure cautelari scattate nel marzo scorso – quando la Squadra Mobile di Reggio Emilia e i carabinieri del Nucleo Investigativo di Modena strinsero il cerchio intorno ai reggenti delle famiglie Muto e Sarcone, incaricati di portare avanti gli affari della ‘ndrangheta per conto dei familiari detenuti – gli indagati ora salgono a 48.
Si tratta, occorre sottolineato, di nomi in gran parte noti, che ora dovranno far fronte ad un ulteriore ventaglio di accuse. La novità dello sviluppo dell’indagine (frutto dello scambio informativo e dell’abile comparazione delle operazioni svolte in precedenza) non risiede tanto nei nominativi, quanto in un approfondimento di circostanze che restituiscono in fieri il polso della riorganizzazione della ‘ndrangheta nostrana e di come i partecipi abbiano resistito – per quanto possibile e in tutte le sedi immaginabili, dall’interno dei nuclei familiari fino ai rapporti di potere interni al carcere, dalle false testimonianze al reperimento di altri prestanome per fatture false – al dimezzamento del loro “esercito”.
Il pentito Giuseppe Giglio (54 anni) ricompare, in concorso con i fratelli montecchiesi Palmo e Giuseppe Vertinelli (60 e 59 anni), per il reato di concorso in corruzione con l’aggravante del metodo mafioso. È l’arcinota vicenda del poliziotto della Squadra Mobile di Catanzaro, Antonio Cianflone, e del collega Francesco Matacera. Poliziotti infedeli che spifferavano informazioni coperte dal segreto e che si vendevano per varie regalìe: come il computer portatile acquistato da Giglio al MediaWorld di Reggio e la Lancia Musa prenotata da Giglio. Ha fornito falsa testimonianza Gaetano Calabretta, 55 anni, commercialista di Crotone, che davanti al tribunale collegiale di Reggio Emilia il 18 luglio 2017 «affermava falsamente che i titolari effettivi delle quote della società Top Service Srl erano» due teste di legno, «ben sapendo che costoro erano meri prestanome di Palmo Vertinelli». Accusato dello stesso reato Domenico Sestito. Nell’aula bunker di Reggio Emilia, per due volte deponendo come testimone della difesa di Giuseppe e Vincenzo Iaquinta (all’epoca avvocato Carlo Taormina), Sestito «affermava falsamente di essere responsabile del villaggio Porto Kaleo di Marinella di Cutro e di aver ordinato cinque ombrelloni (di cui due per gli Iaquinta)» perché «mancavano», «su richiesta di Giuseppe». Un preveggente, visto che in realtà secondo la procura gli ombrelloni sono stati acquistati prima che avvenisse il furto. Due vecchie conoscenze, Gianni e Antonio Florovito, rispettivamente 43 e 41 anni, sono indagati per lesioni personali aggravate e per detenzione di arma atta a offendere. Il 5 marzo 2017 entrambi sono detenuti nel carcere della Pulce, dove tra Gianni Florovito e Gabriele Valerioti avveniva «uno scontro fisico durante una partita di pallone»; Florovito aveva la peggio, dando agli altri esponenti presenti «un’immagine di debolezza che ledeva il suo onore di ’ndranghetista». I Florovito organizzavano la vendetta su Valerioti, «lo aggredivano all’intento della VI Sezione dove tutti e tre erano detenuti durante la celebrazione del processo Aemilia» e, usando «una lama artigianale», lo pestavano e lo sfregiavano al volto, «secondo la modalità mafiosa che comporta una punizione che lasci traccia permanente e visibile». La fabbrica di fatture false non si è mai fermata. Pietro Arabia, 42 anni, già coinvolto in Billions, è accusato di emissione di fatture in concorso con Salvatore Muto classe 1985 per essere diventato «amministratore di fatto della società Daara Srl», una società cartiera che emetteva «fatture relative ad operazioni inesistenti» per oltre un milione di euro negli anni tra il 2019 e il 2021.
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