Gazzetta di Reggio

Reggio

pioggia di chiamate 

Telefoni bollenti alla Cna di Reggio «Imprese nel caos»

Am.P.
Telefoni bollenti alla Cna di Reggio «Imprese nel caos»

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. «Siamo assediati di domande da parte dei nostri associati. I titolari delle ditte chiamano noi, ma in un certo senso si interrogano sulla loro situazione. L’obiezione ricorrente dei titolari è: se non so nemmeno quanti lavoratori avrò ogni mattina, come farò a programmare?». È perentorio Azio Sezzi, direttore generale di Cna Reggio Emilia, l’associazione dell’artigianato che nella nostra provincia conta settemila associati per una stima complessiva di ventimila addetti. Il nerbo dell’economia nostrana, che in questi giorni ha preso d’assalto il centralino per chiedere lumi sul controllo del green pass che scatterà oggi.

«La nostra posizione sul passaporto vaccinale è che ogni misura che possa sostenere la ripresa economica, allontanando il pericolo di restrizioni e chiusure, è da apprezzare, a patto che i paletti siano chiari, applicabili e non abbiano costi economici aggiuntivi a carico delle imprese», spiega Sezzi. Le prime due condizioni, aggiunge, «sono un po’ dubbie; sulla terza, poiché le ditte dovranno dedicare tempo e risorse a quest’ultimo compito, siamo nettamente contrari all’ipotesi che il tampone debba essere pagato dal datore di lavoro», è la sentenza di Sezzi, che sul “D-day” odierno osserva come la novità presenti parecchie contraddizioni e non aiuti gli artigiani. «In questa fase di lenta ripresa economica bisognerebbe concentrarsi su ben altro».

Sulla valanga di consulenze richieste a Cna, secondo Sezzi «il clima è di preoccupazione, anche perché, ancora una volta, la sensazione è che venga scaricato sulle imprese qualcosa che non spetta loro. Ai titolari ci limitiamo a esporre le linee guida e la normativa, anche tramite la nostra newsletter, comunicando le informative a fornitori e clienti. Al di là dell’aspetto burocratico, la preoccupazione principale che avvertiamo è il timore di non riuscire a programmare l’attività e di non sapere, se non il mattino stesso all’ultimo minuto, quanti dipendenti avrai al lavoro».

Un esempio pratico. «Se un’impresa ha cento dipendenti e due lavoratori senza green pass mancherà il 2% della forza lavoro, che sarà sospesa; se un’impresa ha quattro dipendenti e due mancheranno sarà il 50% in meno. Sembra una banalità ma è una differenza notevole e comporta l’impossibilità di programmare, perché non puoi chiedere in anticipo qual è l’intenzione del dipendente». Questa è una prerogativa del pubblico per alcuni servizi essenziali. «Il dipendente non vaccinato può perfino venire a singhiozzo: prendersi un giorno, sottoporsi al tampone, ripresentarsi, assentarsi di nuovo per il tampone e così via. È vero che la legge prevede che dopo un’assenza di cinque giorni il datore può procedere all’assunzione per dieci giorni di qualcun altro (si può fare per due volte fino al 31 dicembre e vale solo per le ditte sotto i 15 dipendenti), ma per dieci giorni come faccio a trovare un’altra persona già formata? E ne vale la pena?».

Secondo Sezzi esiste poi un tema, non secondario, che vorrebbe i datori di lavoro “delatori” degli irregolari. «La normativa afferma che i controlli devono essere prioritariamente in fase di accesso: sarebbe meglio farli in ingresso, poiché se un lavoratore già entrato in sede risulta inadempiente dev’essere allontanato e segnalato alla prefettura, cui spetta la facoltà di irrogare la multa da 600 a 1.500 euro al dipendente (il datore invece non è sanzionabile se può dimostrare di aver rispettato il protocollo). Questa diventa una circostanza molto delicata: un conto è non far entrare la persona priva di green pass, un altro conto è allontanare qualcuno».



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google