«Mio figlio bersaglio dei bulli Basta, lo tengo a casa da scuola»
L’allarme di una mamma che prima scrive su Facebook poi presenta denuncia in questura
Giuseppe Galli
REGGIO EMILIA. Un post di Facebook su un gruppo reggiano, una telefonata alla redazione della Gazzetta di Reggio e, a ruota, una denuncia presentata negli uffici della questura, per segnalare quanto sta accadendo al figlio, che frequenta la scuola media Fermi di via Bolognesi, nel quartiere Gardenia, e sfogare tutta la propria preoccupazione per una situazione che – a suo dire – starebbe per degenerare.
Era già successo un anno fa che il figlio, finito nel mirino di un bullo più piccolo di lui e che frequenterebbe lo stesso istituto, avesse avuto dei problemi all’uscita da scuola con quello che la mamma definisce un «capobranco» e che la donna si fosse rivolta ai carabinieri per denunciare il minore, all’epoca appena undicenne, e il padre del ragazzino, che prendendo le difese del figlio aveva minacciato un po’ tutti.
La donna si era rivolta alla preside dell’Istituto comprensivo («senza avere quelle risposte che in realtà cercavo») e il caso era stato preso in carico anche dai Servizi sociali ma, a detta della madre, la situazione non è mai migliorata e, anche se il figlio non tornava più a casa da scuola pieno di lividi, in seguito alle botte che gli venivano inferte, il timore rimaneva alto.
Ora la situazione è tornata a surriscaldarsi e, in tutta risposta, la madre ha deciso di tenere il ragazzino a casa da scuola fino a quando qualcuno non si deciderà a prendere di punta la situazione e ristabilire la sicurezza, soprattutto all’uscita da scuola, lungo le vie Trento Trieste e Bolognesi e persino alla fermata dell’autobus di viale Regina Elena, «dove il branco di bulli, sempre guidato dallo stesso capobranco – rincara la dose – picchia e intimidisce un po’ tutti».
E con il figlio della donna la situazione sembra arrivata a un punto di non ritorno: «La situazione è diventata intollerabile e pericolosa. Basta chiedere ai residenti dei tanti palazzi della zona, che affacciandosi alle finestre vedono ragazzini di 11 e 12 anni che si picchiano selvaggiamente, o visionare le telecamere di sicurezza presenti in zona, dal momento che esistono vistosi cartelli che pubblicizzano il controllo di comunità. L’altro giorno mio figlio, che si è trovato uno contro quattro e non ha esitato a reagire e difendersi, ha visto il “capobranco” estrarre dalle tasche dei pantaloni un coltello. Lui non accetta il bullismo, è fatto così, e proprio perché lo conosco ho deciso di tenerlo a casa da scuola finché qualcuno non farà qualcosa per risolvere questa grave situazione, che rischia di degenerare. Va a finire che, prima o poi, qui ci scappa il morto. Quindi ho deciso io per loro: mio figlio me lo tengo a casa, e che vengano a prenderlo e a denunciarmi».
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